La Superstrada Pedemontana Veneta torna al centro del dibattito politico regionale con un duro scontro tra il Partito Democratico e la vicepresidente della Regione Elisa De Berti.
Da un lato, il Pd denuncia un buco di bilancio sempre più ampio e un piano finanziario insostenibile, dall’altro la Vicepresidente della Regione e Assessora alle Infrastrutture, Elisa De Berti, difende l’opera e accusa l’opposizione di strumentalizzazione elettorale.
Le accuse del Pd: “Una voragine nei conti della Pedemontana“
Il primo attacco è arrivato dal Gruppo consiliare del Partito Democratico, con la capogruppo Vanessa Camani che, durante una conferenza stampa a Palazzo Ferro Fini, ha messo in evidenza quelli che definisce i “conti in rosso” della Pedemontana. “Le previsioni dei flussi di traffico contenute nel Terzo Atto Convenzionale del 2017 si sono rivelate totalmente inattendibili”, ha dichiarato Camani, sottolineando che, invece dei 15 milioni di perdita stimati nel 2017, il bilancio 2025 prevede un accantonamento di 51,8 milioni di euro. Secondo le stime del Pd, la perdita potrebbe addirittura salire a 72 milioni di euro.
Camani ha accusato la giunta regionale di mancanza di trasparenza: “Zaia e De Berti continuano a nascondere ai veneti la reale situazione economica della Pedemontana. Per coprire i costi servirebbero almeno due milioni di euro al mese in più dai pedaggi, il che significherebbe un incremento del 30% degli incassi dai veicoli leggeri”. Secondo il Pd, gli sconti introdotti dalla Regione per incentivare il traffico non sarebbero sufficienti a colmare il divario.
La replica di De Berti: “Attacchi strumentali e ingiustificati”
Pronta la replica di Elisa De Berti, che ha respinto con forza le accuse del Pd. “C’è chi progetta e realizza opere e chi commenta a bordo campo”, ha dichiarato la vicepresidente della Regione, definendo l’attacco dei democratici “strumentale” e dettato da “ansia da campagna elettorale”.
De Berti ha difeso la sostenibilità dell’opera, sottolineando che la Pedemontana è stata richiesta dal territorio e dalle associazioni di categoria, e ha ricordato che il piano economico-finanziario è stato rivisto nel 2017 dalla giunta Zaia per evitare un costo complessivo di oltre 10 miliardi di euro. “Se fosse rimasto in vigore il vecchio contratto, oggi la Regione dovrebbe versare 230 milioni di euro all’anno; grazie alla rinegoziazione, invece, l’integrazione attuale è tra i 30 e i 50 milioni di euro, una cifra sostenibile e nota da anni”, ha spiegato l’assessora.
Inoltre, De Berti ha citato uno studio di Unioncamere del Veneto, secondo cui la Pedemontana ha ridotto i tempi di percorrenza di circa 20 minuti su tratte superiori ai 50 km, migliorato la sicurezza stradale e diminuito l’inquinamento. “La Pedemontana è una realtà solida e strategica, che ogni giorno viene utilizzata da oltre 80.000 veicoli”, ha concluso la Vicepresidente.
La controreplica del Pd: “De Berti elude il tema dei costi”
Oggi Vanessa Camani ha risposto nuovamente, accusando De Berti di eludere la questione fondamentale: “Ringraziamo la vicepresidente per il solito spiegone, ma la domanda rimane senza risposta: quanto costa davvero la Pedemontana?”. Camani ha inoltre respinto l’accusa secondo cui il Pd sarebbe stato silente in passato, ricordando che già nel 2016 l’allora ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, mise fine alla gestione commissariale nazionale proprio per la mancanza di sostenibilità del progetto. “Non era un no all’opera, ma la presa di coscienza che il piano economico non stava in piedi. Fu Zaia a scegliere di assumersi la piena responsabilità del progetto”, ha dichiarato la capogruppo dem.


