Dal 1°marzo stipendi ridotti e l’azienda apre nuovamente una procedura di licenziamento per 247 dipendenti: presidio davanti ai cancelli della Berco di Castelfranco Veneto
Due giorni di protesta, per dire no alle scelte dell’azienda che dovrebbe permettergli di vivere, ma che con la disdetta della contrattazione aziendale, dal 1° marzo ridurrà i loro stipendi: i dipendenti della Berco di Castelfranco Veneto, dunque, ora incrociano le braccia nuovamente, per due giorni consecutivi, oggi e domani (lunedì 24 e martedì 25 febbraio 2025), per ben otto ore consecutive al giorno.
A organizzare il presidio di fronte ai cancelli dell’azienda, a partire dalle ore 7 di oggi, sono stati Fim Cisl Belluno Treviso e Fiom Cgil Belluno.
“Oltre alla disdetta della contrattazione aziendale, che dal 1°marzo porterà alla riduzione degli stipendi dei lavoratori, l’azienda ha infatti nuovamente aperto una procedura di licenziamento per 247 dipendenti del sito romagnolo“, spiegano le sigle sindacali.
Dopo la recente mancata partecipazione dei vertici aziendali al tavolo convocato dal Ministero per fare chiarezza sulla crisi, la situazione si fa dunque sempre più tesa: nello stabilimento trevigiano dell’azienda che produce sottocarri per macchine movimento terrai, sono 150 i lavoratori in cassa integrazione ordinaria. Il cuscinetto dell’ammortizzatore sociale, tuttavia, si concluderà nel mese di maggio e il timore da parte di Fiom e Fim territoriali è che anche a Castelfranco Veneto l’azienda dichiari esuberi.
E così, mentre martedì i segretari nazionali di Fim, Fiom e Uilm saranno nuovamente a Copparo per chiedere all’azienda di ritirare la procedura di esubero nella sede romagnola e gestire la difficile situazione con l’uso degli ammortizzatori sociali e senza procedure unilaterali, i rappresentanti sindacali veneti saranno davanti ai cancelli della sede trevigiana a partire dalle 8.30 per un’assemblea con i lavoratori, durante la quale aggiorneranno sullo stato della vertenza in corso e decideranno come procedere in relazione alla situazione che si trascina ormai da ottobre 2024.
I sindacati: “Necessario rilanciare l’azienda, non si può ridurre un patrimonio di conoscenze a un semplice costo da tagliare”
“Non è più accettabile lasciare i lavoratori in sospeso senza un futuro – ha dichiarato Massimo Civiero della Fim Cisl Belluno Treviso – . Il consiglio di amministrazione della Berco e la casa madre ThyssenKrupp devono chiarire quale sarà il destino dell’azienda e dei 150 dipendenti del sito castellano. Per noi, le professionalità non vanno disperse: è necessario rilanciare l’azienda con investimenti, anche in settori strategici come la Difesa, dove riteniamo di avere competenze consolidate”.
“Come già emerso nell’ultimo incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy – ha aggiunto Massimo Baggio della Fiom Cgil Treviso -, chiediamo che anche le istituzioni territoriali e nazionali intervengano per garantire certezze su un patrimonio di conoscenze e tecnologie che non può e non deve essere ridotto a un semplice costo da tagliare, svilendo così una storia che è tra le più lunghe per i lavoratori della città del Giorgione“.


