L’Unione Europea torna al centro delle polemiche per la proposta di etichettare il vino con indicazioni allarmiste e generiche. Una misura che, secondo Coldiretti Veneto, rischia di mistificare un prodotto identitario e di qualità, anziché educare al consumo consapevole.
Il Veneto, con 103.000 ettari di vigneto e una produzione annua di circa 11 milioni di ettolitri, rappresenta il 30% del mercato vinicolo italiano, con un valore economico di 5 miliardi di euro, di cui 3 miliardi derivano dall’export. Negli anni, il settore ha investito nella qualità, portando l’80% della produzione regionale sotto le denominazioni DOC e DOCG. Questa l’analisi della consulta regionale vitivinicola di Coldiretti Veneto guidata da Giorgio Polegato che aggiunge: ”L’export è fondamentale per il settore, con oltre metà dei vini prodotti in Veneto destinati ai mercati esteri, come il Prosecco e il Valpolicella, che raggiungono punte del 70-80% di export. Inoltre, il comparto coinvolge oltre 26.000 aziende agricole, molte delle quali gestiscono l’intera filiera, contribuendo allo sviluppo economico anche nei territori più marginali, con un impatto positivo sul turismo e sull’agroalimentare locale”.
La proposta dell’Ue di inserire allarmi “salutistici” sulle bottiglie di vino va unicamente nella direzione di danneggiare il settore che nel 2024 ha raggiunto un record di 8,2 miliardi di euro con un incremento del 5% rispetto all’anno precedente. “Questi messaggi allarmistici uniti alle politiche proibizionistiche in arrivo, come quella di aumentare la tassazione sul vino, rappresentano solo una scorciatoia che non porterà al vero obiettivo, ossia una vera politica di educazione al bere consapevole senza eccessi che è il vero tema salutistico da affrontare in modo serio e non così”.
Coldiretti e Filiera Italia hanno già espresso preoccupazioni in una lettera alla Commissione Europea, ribadendo che “la promozione di un consumo consapevole di alcol è fondamentale per la salute pubblica senza penalizzare un prodotto che è parte integrante della Dieta Mediterranea e un pilastro dell’economia italiana”.


