Mercoledì scorso a Venezia l’incontro promosso dalla Regione Veneto per aggiornare con nuove misure il Protocollo d’Intesa per il contrasto al lavoro irregolare e al caporalato
Un incontro per fare il punto sulle azioni di contrasto al lavoro irregolare e al caporalato, con un focus particolare sul settore agricolo: è quello che si è svolto mercoledì scorso a Venezia, promosso dalla Regione Veneto e che ha visto la partecipazione dell’assessore regionale, Valeria Mantovan, del direttore dell’Area Politiche Economiche, Capitale Umano e Programmazione Comunitaria, Santo Romano, del direttore della Direzione Lavoro della Regione, Alessandro Agostinetti, del direttore di Veneto Lavoro, Tiziano Barone, del direttore regionale dell’INPS, Filippo Pagano, dell’Ispettorato del Lavoro per l’Area Metropolitana di Venezia, Sabrina Gaeta, oltre che dei rappresentanti dell’INAIL e delle parti sociali datoriali e sindacali.

Al centro della discussione, la necessità di rafforzare le misure di contrasto al lavoro nero e allo sfruttamento lavorativo, riprendendo e aggiornando con nuove misure operative l’esperienza del Protocollo d’Intesa del 2019, ormai scaduto. Il confronto ha permesso dunque di analizzare il fenomeno, raccogliere proposte concrete e promuovere lo scambio di buone prassi.
Caporalato, una piaga sempre più radicata nel territorio del Veneto
A testimoniare la presenza ormai consolidata del caporalato nel Veneto, era stato ancora la scorsa estate anche il Rapporto 2023 sullo sfruttamento lavorativo, curato per Cgil Veneto dal responsabile del Dipartimento Legalità del sindacato, Ilario Simonaggio, che aveva evidenziato come in un solo anno erano stati 16 i casi di caporalato emersi, alcuni anche in aziende ben consolidate (si veda la vicenda Fincantieri e quella del MAAP, il Mercato Ortofrutticolo di Padova), mentre erano state 70 le notizie apparse sui giornali relative a casi di lavoro in nero, diffuso soprattutto in agricoltura, edilizia, tessile-abbigliamento, ristorazione e commercio.
Sempre dello scorso anno, anche l’analisi condotta dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre, che aveva portato alla luce una situazione nient’affatto rassicurante in tema di irregolarità nel lavoro in Veneto: nel 2021, erano infatti oltre 185mila i lavoratori occupati non regolari nella nostra regione, per un volume d’affari che ammonta a 4,6 miliardi di euro (elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati ISTAT).
Mantovan: “Rafforzare le misure di contrasto in sinergia fra istituzioni”
“L’illegalità nel mercato del lavoro esiste, come è emerso dall’incontro – ha dichiarato l’assessore al Lavoro, Valeria Mantovan –. La Regione del Veneto ha già sviluppato molte buone prassi, ma c’è ancora molto lavoro da fare. È fondamentale far emergere le irregolarità, perché il lavoro nero alimenta un sistema iniquo che danneggia imprese e lavoratori onesti. Per quanto riguarda il caporalato, portiamo avanti una lotta senza tregua contro una mentalità distorta che alimenta lo sfruttamento dei lavoratori, affidando l’intermediazione del lavoro alla criminalità. Dobbiamo rafforzare le misure di contrasto in un’ottica di sinergia fra istituzioni, mettendo al centro tre elementi fondamentali: garantire condizioni di alloggio dignitose per i lavoratori, assicurare un trasporto regolare e accessibile e rendere più trasparente l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Solo così possiamo togliere terreno al caporalato e a ogni forma di intermediazione illecita“.

Nel corso dell’incontro di mercoledì, le parti presenti hanno inoltre sottolineato l’importanza di individuare forme di contrasto del fenomeno delle cosiddette “aziende senza terra” che operano di fatto come intermediarie nel reclutamento della manodopera agricola e che sono spesso il veicolo principale di sfruttamento.
“È fondamentale il contributo di tutti gli attori coinvolti – ha aggiunto Mantovan –. Dobbiamo mettere in campo strumenti concreti per l’emersione del lavoro irregolare, individuare indicatori di rischio chiari per prevenire lo sfruttamento e costruire percorsi di tutela per chi è più vulnerabile. Solo attraverso un’azione coordinata tra istituzioni, parti sociali e organi di vigilanza possiamo garantire ai lavoratori condizioni di impiego dignitose e sicure, contrastando in modo efficace ogni forma di illegalità nel settore agricolo e non solo”.
L’incontro si è concluso con l’impegno a riconvocarsi in sede tecnica per approfondire le proposte operative e definire un nuovo Protocollo d’Intesa regionale, con l’obiettivo di rilanciare e rafforzare le politiche di contrasto al caporalato e al lavoro sommerso.



