Fabio Bui fa un’analisi della situazione politica del Veneto: “Da un lato la critica agli errori altrui, dall’altro l’assenza di progetti chiari per il futuro. Quale modello vogliamo costruire per il futuro?“
L’ombra delle elezioni regionali ha già incominciato a oscurare i cieli della politica del Veneto: non c’è ancora una data fissata alla fine del mandato di Luca Zaia, i seggi potrebbero aprirsi alla fine di quest’anno o nel 2026. Tuttavia, col terzo mandato in pericoloso bilico e il no fermo dal Governo Meloni per un nuovo mandato di Zaia, è un’aria di dubbi e preoccupazioni quella che si respira nei corridoi della politica veneta. Politica regionale “avvolta da una fitta nebbia di incertezze e strategie di consenso”, come sostiene Fabio Bui, già Presidente della Provincia di Padova, oggi con Popolari per il Veneto, che fa una riflessione sul futuro della situazione governativa della Regione.
Il Veneto del futuro, Bui: “Dobbiamo guidare i cambiamenti, non subirli”
Certamente legato al futuro del Veneto è anche quello del presidente Zaia, pronto a correre verso il terzo mandato, nonostante tutto e tutti, pur di poter assistere anche l’inaugurazione delle Olimpiadi Milano-Cortina, un progetto da lui fortemente voluto. “Ma per i destini futuri del Veneto, tutto questo rischia di essere secondario se non si pone con forza una domanda cruciale – ritiene Bui -: quale modello di Veneto vogliamo costruire per il futuro?“.
“Da un lato, il Governatore Zaia, “il più amato dagli italiani”. Dall’altro, i partiti, impegnati più a raccogliere consenso che a proporre visioni concrete. La politica regionale sembra incagliata in una strategia elettorale fatta di vuoto e superficialità – afferma l’ex presidente della Provincia di Padova -. Da un lato la critica agli errori altrui, dall’altro l’assenza di progetti chiari per il futuro: un approccio che allontana gli elettori, ormai il “partito” di maggioranza assoluta, composto da cittadini disillusi e sempre più distanti dalla politica attiva“.
“La storia del Veneto è intrisa di partecipazione, visione politica e identità condivisa, valori che hanno caratterizzato la regione fin dai tempi della Serenissima. Il Veneto si è sempre distinto per la capacità di mediare tra posizioni opposte, cercando soluzioni che guardassero al bene comune e rispondessero ai bisogni concreti della popolazione – prosegue Bui -. Oggi, però, quel confronto è quasi scomparso, sostituito dalla politica dei “like” e dalla selezione di candidati più attenta alle dinamiche di potere centrali che alle esigenze del territorio. La militanza e la crescita progressiva nei partiti hanno lasciato spazio all’obbedienza militare al capo di turno“.
Ma Fabio Bui ne è certo: “Un Veneto forte non si costruisce crogiolandosi nei fasti del passato, ma attraverso una visione condivisa e pragmatica del futuro – afferma infatti l’esponente di Popolari per il Veneto –. Le scelte da compiere richiedono coraggio e capacità di sintesi, per un territorio che non vuole essere subordinato ai diktat romani o lombardi, ma protagonista di un progetto ambizioso e sostenibile. Al centro del Veneto c’è una scelta: guidare i cambiamenti, non subirli”.
Autonomia, partecipazione e sviluppo: le sfide del futuro
Fabio Bui guarda quindi alle vere sfide che attendono il Veneto del futuro. “L’autonomia regionale, tanto invocata, rischia di diventare un miraggio, smontata dagli interessi confliggenti del resto del Paese e dalla mancanza di una visione condivisa – spiega l’esponente di Popolari per il Veneto -. L’autonomia non può essere un fine in sé, ma uno strumento per garantire al Veneto una crescita sostenibile e coerente con le sue peculiarità. Serve un progetto che unisca e non divida, che guardi al futuro senza cedere alla tentazione di cavalcare slogan populisti o battaglie di parte. Una buona intuizione spinta all’esasperazione rischia di deragliare se al comando non sono stati prima condivisi linea e obiettivo finale”.
Riportare al centro il coinvolgimento attivo della società civile è un altro punto fondamentale, secondo Fabio Bui. “Le categorie economiche, il volontariato, le associazioni culturali e i giovani devono tornare a essere protagonisti di un dibattito costruttivo – spiega l’ex presidente della Provincia di Padova -. La politica deve riscoprire il valore dell’esempio e della progettualità, ispirando le nuove generazioni con linguaggi e comportamenti che attirino invece di respingere. Credo che i giovani di oggi non siano ne peggiori ne migliori di quelli di una volta, sono solo cambiate le gerarchie dei valori di riferimento e gli esempi”.
E infine, un occhio allo sviluppo. “Il Veneto deve posizionarsi con decisione al centro di un’Europa da ripensare, riaffermando il proprio ruolo con politiche comuni capaci di competere con i mercati emergenti e contrastare derive autoritarie – dichiara Bui -. Investimenti strategici nelle infrastrutture viarie, ferroviarie e portuali sono indispensabili per mantenere la competitività di un’economia che si regge sull’export”.


