Il Partito Democratico Veneto continua la sua campagna “Pagano i cittadini!”, volta a denunciare gli impatti concreti dei tagli agli enti locali decisi dal governo Meloni
Dopo aver illustrato esempi significativi nelle province di Treviso, Belluno, Vicenza, Verona e Venezia, il PD chiude il primo ciclo di iniziative con quattro nuovi casi provenienti dai territori di Padova e Rovigo.
“Di provincia in provincia – evidenzia Andrea Martella, segretario regionale del PD Veneto – emerge chiaro l’impatto devastante delle scelte del governo Meloni. I Comuni sono costretti a ridurre i servizi essenziali o a incrementare la pressione fiscale locale, con gravi ripercussioni su famiglie e imprese. Stiamo raccogliendo segnalazioni da tutta la regione, e continueremo a denunciare una situazione che è ormai insostenibile per le comunità locali. Altro che autonomia: questo è il federalismo alla rovescia, lo Stato centrale che costringe i sindaci a tagliare o ad aumentare le tasse“.
Ad Abano Terme, il vicesindaco Francesco Pozza denuncia come tagli e rincari stiano mettendo il bilancio comunale in grave difficoltà: “Nel 2024 abbiamo subito un taglio di 115 mila euro; tra il 2025 e il 2027, ne prevediamo altri 530 mila. In totale, quasi 650 mila euro di risorse in meno. Se aggiungiamo l’aumento delle spese per i servizi sociali, come i ricoveri degli anziani indigenti, la situazione diventa drammatica. Nel 2024, la nostra spesa per queste compartecipazioni è passata da 110 mila a 380 mila euro. Con questi tagli non riusciremo più a rispondere ai bisogni della cittadinanza”.
A Due Carrare, comune di 9.000 abitanti, il sindaco Davide Moro segnala che l’aumento della pressione fiscale è l’unica soluzione rimasta per fronteggiare i tagli subiti: “Abbiamo sempre mantenuto l’aliquota dell’addizionale Irpef tra le più basse della regione, ma ora siamo stati costretti ad alzarla. Oltre a ciò, sul fronte socio sanitario abbiamo integrato con 20 mila euro il fondo disabili per la copertura del periodo settembre – dicembre 2024. Così si scaricano sui comuni, senza la minima condivisione, non solo i maggiori costi ma anche la responsabilità delle scelte prese a livelli più alti”.
Ad Ariano nel Polesine, la sindaca Luisa Beltrame denuncia il rischio di abbandono del territorio: “I tagli ammontano già a 30 mila euro nel 2024 e raddoppieranno a 60 mila euro l’anno nei prossimi anni. Abbiamo solo due operai per gestire 40 chilometri di strade arginali e molte frazioni. Come possiamo mantenere un territorio di pregio come il nostro, che include un sito archeologico di rilevanza nazionale, senza risorse per le manutenzioni?”.
A Gaiba, il sindaco Nicola Zanca chiede il rifinanziamento dei contributi del decreto Crescita per i piccoli comuni: “Nel quinquennio 2024-2028 perdiamo 27 mila euro con la spending review. I tagli ci hanno tolto la possibilità di fare manutenzioni straordinarie o investimenti di base. Dal 2000 ad oggi, mentre la spesa dello Stato è raddoppiata, i trasferimenti ai Comuni sono calati del 40-50%. È lo Stato che fa cassa con i Comuni”.
Martella conclude: “I Comuni veneti non possono più sostenere questo carico. Chiediamo al governo di invertire rotta e alla Regione di prendere una posizione chiara. È in gioco il futuro delle nostre comunità locali, dei servizi essenziali e della qualità della vita di tutti i cittadini”.


