Il Partito Democratico attacca il presidente della Regione sulle nomine dei direttori generali in sanità: “Mancano trasparenza e coinvolgimento”
Il gruppo consiliare del Partito Democratico in Consiglio regionale del Veneto critica duramente la procedura avviata dalla Giunta per la nomina dei direttori generali delle Ulss e delle aziende ospedaliere e universitarie. Secondo i consiglieri democratici, la delibera approvata il 30 dicembre scorso esclude completamente il Consiglio regionale e le forze di minoranza da qualsiasi confronto preventivo su criteri, indirizzi e priorità, nonostante l’impatto strategico che tali nomine avranno sull’organizzazione e sulla qualità della sanità veneta nei prossimi anni.
A sottoscrivere la nota sono i consiglieri regionali Giovanni Manildo, Anna Maria Bigon, Antonio Marco Dalla Pozza, Alessandro Del Bianco, Paolo Galeano, Chiara Luisetto, Andrea Micalizzi, Jonatan Montaniarello, Gianpaolo Trevisi e Monica Sambo. Pur riconoscendo che si tratti formalmente di un atto di competenza della Giunta, il Pd sottolinea come l’assenza di un coinvolgimento istituzionale rappresenti una scelta politicamente inaccettabile.
Nel mirino dei democratici finisce anche il presidente della Regione Alberto Stefani. In Consiglio regionale, ricordano, aveva annunciato un cambio di metodo basato su maggiore dialogo e partecipazione dell’assemblea. Alla prima prova concreta, però, sostengono i consiglieri, le decisioni vengono assunte senza alcun confronto preventivo. Un avvio giudicato negativo, che solleva dubbi sulla reale volontà di rinnovamento annunciata dall’esecutivo regionale.
Il gruppo Pd chiede quindi che la Commissione consiliare Sanità venga coinvolta prima delle nomine, per discutere in modo trasparente i criteri di selezione e valutazione dei candidati, il ruolo e le garanzie di imparzialità della commissione di esperti e le esigenze specifiche delle singole aziende sanitarie. Tra le priorità indicate figurano le liste d’attesa, l’equilibrio economico-finanziario, la carenza di personale, l’integrazione tra territorio e ospedale e il ruolo della ricerca e della didattica nelle aziende ospedaliere e universitarie.
“La sanità pubblica non è terreno di nomine fiduciarie, ma un bene comune che riguarda milioni di cittadini veneti. Escludere la minoranza dal confronto significa impoverire il dibattito e indebolire la qualità delle scelte“, affermano i consiglieri del Pd, che chiedono trasparenza, merito e partecipazione, in quanto non rallentano le scelte ma le rendono più forti e credibili.



