Luisetto, Bigon e Sambo (Pd): “La relazione sociosanitaria mostra questioni aperte e criticità: chiediamo risposte”
La relazione sociosanitaria 2025, basata sui dati 2024, restituisce un quadro dettagliato dell’attività del sistema regionale, ma lascia irrisolti nodi strutturali ritenuti urgenti dalle consigliere del Partito democratico Chiara Luisetto, Anna Maria Bigon e Monica Sambo. Le esponenti dem, intervenendo in Quinta Commissione consiliare, hanno sottolineato come il documento fornisca numeri e informazioni ma non affronti le disuguaglianze territoriali, le difficoltà di accesso alle cure e la crescente pressione su operatori e famiglie.
Secondo Luisetto, vice presidente della Commissione, la relazione presenta dati sulle attese e sui costi della residenzialità per anziani e disabili e sull’assistenza domiciliare, senza però chiarire quanto le persone fragili siano realmente supportate a casa propria. Emergono inoltre differenze significative tra le Ulss nei servizi di salute mentale. “Il Veneto continua a distinguere cittadini di serie A e di serie B – ha osservato Luisetto – mentre il privato cresce e si avvantaggia della spesa pubblica, con il 16,5% delle risorse sanitarie destinate a strutture private, cui si aggiungono oltre 4 miliardi di euro spesi dai cittadini veneti per cure non disponibili nel pubblico”.
Sambo ha evidenziato la carenza strutturale di personale, con una riduzione di 60 unità a tempo indeterminato tra il 2023 e il 2024 e un deficit di circa 400 infermieri, mentre la precarizzazione coinvolge in particolare i medici. “Il risultato è che sempre più cittadini sono costretti a pagare di tasca propria – ha sottolineato la consigliera – con una spesa pro capite di 850 euro contro la media nazionale di 730, non per scelta ma per necessità, a causa delle liste d’attesa”.
Bigon ha aggiunto che cali negli investimenti in prevenzione e un’elevata percentuale di codici bianchi in pronto soccorso evidenziano una mancata integrazione tra territorio, medicina di base e servizi di prossimità. La riduzione del personale stabile e l’aumento dei contratti a termine aggravano precarietà e inefficienze, rendendo evidente la mancanza di una visione complessiva di presa in carico del cittadino lungo tutto il percorso di vita.
Le tre consigliere hanno concluso sottolineando l’urgenza di risposte concrete e di un salto di qualità politico: “Serve mettere al centro il personale sanitario e sociosanitario e garantire equità, prossimità e uguali diritti di cura in tutti i territori”.


