Luci e ombre attorno all’approvazione e al respingimento di due mozioni relative all’autonomia differenziata del Veneto, ma la strada continua dopo la pre-intesa con Calderoli
Una mozione approvata e una respinta: in Consiglio regionale veneto, l’autonomia differenziata fa discutere. Si è discusso sul tema proprio ieri nell’Aula consiliare di palazzo Ferro Fini, dove sono state votate le Mozioni n. 35 e 36 in materia di autonomia differenziata.
Nello specifico, è stata approvata, con 32 voti favorevoli e 2 contrari (15 consiglieri non hanno partecipato al voto), la Mozione n. 35, di cui è primo firmatario il consigliere Riccardo Barbisan (Capogruppo Lega- LV), ‘Attribuzione alla Regione del Veneto di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione. Rinnovo del mandato al presidente della Giunta regionale alla prosecuzione del negoziato con il governo della Repubblica italiana’.
Respinta, invece, con 35 voti contrari, la Mozione n. 36, di cui è primo firmatario il Capogruppo Dem Giovanni Manildo, ‘Autonomia differenziata del Veneto: il presidente della Giunta regionale garantisca la più ampia partecipazione del Consiglio regionale nella definizione dei contenuti’.
Stefani: “L’autonomia è una risposta alle esigenze di prossimità”
“Più si avvicina il decisore al territorio migliori saranno le decisioni politiche; questo significa autonomia. È una risposta alle esigenze di prossimità. L’autonomia differenziata è un percorso che deve continuare e deve poter contare su un grande lavoro di filiera istituzionale”. È stato chiaro parlando ieri al Consiglio Regionale il presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, nel ribadire che il percorso per costruire l’autonomia differenziata continua, sottolineando che in queste settimane ha mantenuto importanti interlocuzioni con l’Esecutivo.

“Nuovi tasselli in questo lavoro si ottengono anche con la sinergia tra i rappresentanti nei vari livelli istituzionali – ha spiegato il presidente –. Il Veneto deve imparare a fare squadra e portare a casa risultai in maniera sinergica tra rappresentanti regionali, parlamentari e membri del Governo. Ci vuole forse tempo e impegno ma così la realizzazione dell’autonomia avrà un’accelerazione”.
Le materie lep e non lep in discussione
Stefani, già relatore del Ddl Autonomia alla Camera e titolare della delega a trattare con il Governo, nella sua relazione, è entrato poi nel merito delle quattro materie oggetto della pre-intesa siglata dal ministero di Roberto Calderoli con le regioni Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria: tutela della salute (Lep), Protezione civile, professioni non ordinistiche e previdenza complementare e integrativa (non Lep). Ha dunque ripercorso le tappe più recenti de processo come l’avvio del percorso di individuazione dei lep che “non era mai stato affrontato dalla riforma del titolo V del 2001” e l’approvazione della legge quadro che ha seguito da relatore in aula come parlamentare.
“Oggi andiamo verso la definizione di un’intesa superando anche il passaggio della pre-intesa – ha continuato Stefani –. Lo schema di intesa dovrà avere il parere della conferenza unificata delle Camere per poi passare alla fase definitiva. Le interlocuzioni di questi giorni si concentrano sulle tre materie non lep: Protezione civile, Professioni e Previdenza complementare e integrativa. Inoltre, si lavora su una materia lea: la tutela della salute in coordinamento con la tutela della finanza pubblica”.
I temi cardine: Sanità, Protezione Civile e Lavoro
“L’autonomia differenziata in questo ambito consente la possibilità di garantire al nostro territorio maggiori risorse soprattutto per quanto riguarda l’impiego dei risparmi dal fondo sanitario nazionale per poterli rinvestire in Veneto – ha precisato il presidente del Veneto –. Significa sbloccare oltre 17 milioni di euro per favorire una programmazione più tempestiva ed efficiente negli interventi di ammodernamento edilizio e tecnologico. Troppo spesso le assegnazioni di risorse sono avvenute magari in ritardo rispetto alla programmazione creando non solo difficoltà ma anche il rischio di soluzioni anacronistiche che non tenevano più conto delle esigenze reali del momento. Inoltre, potrebbero essere individuati enti intermedi in funzione della riorganizzazione istituzionale delle aziende sanitarie. Ad esempio, enti specialisti per le materie ad alta standardizzazione. Come il controllo di gestione, le risorse umane, l’aggiornamento tecnologico, lo sviluppo di competenze. Tutto ciò significa risparmi di spesa per le regioni virtuose”.
Attenzione è stata data anche al tema Protezione Civile: “Oltre alle ordinanze in deroga che consentirebbero che il Presidente di Regione o un suo delegato possa diventare commissario per emergenze di carattere nazionale, non è da sottovalutare la possibilità che si prospetterebbe con l’Autonomia differenziata di superare i vincoli nell’assunzione del personale dedicato alle emergenze oltre a una contabilità dedicata e speciale per l’acquisto di mezzi e strumentazione”.
Non solo. “L’autonomia permetterebbe di aggiornare gli elenchi e prevedere anche nuove professioni – sottolinea Stefani –: nel Veneto oggi sono stimati oltre 20.000 operatori economici senza una qualifica professionale adeguata; e non solo consente la promozione della materia che è sempre più realtà anche nei welfare aziendali ma anche di finanziare specifici fondi e disciplinarli. La Regione potrebbe acquisire la rappresentanza negoziale a beneficio dei suoi dipendenti e quelli del servizio sanitario regionale”.
Stefani: “Le autonomie territoriali non limitano le libertà ma le moltiplicano“
“Il filo rosso di tutto questo è l’adattamento alle specificità del nostro territorio, alle sue esigenze – ha concluso il Presidente – . Per questo non va dimenticata anche la facoltà di autonomia orizzontale della Regione che, come già prevede la Costituzione, con legge regionale può ratificare intese con altre regioni su materie di competenza regionale e stipularne con Stati e realtà territoriale al loro interno. Dobbiamo interagire perché l’autonomia ci consenta di essere protagonisti non solo nel paese ma anche in Europa e nel Mondo. Questa è la sfida che abbiamo davanti. Le competenze che otterremo non spaccano l’Italia ma consentono di meglio assolvere il ruolo di amministratore regionale e locale. Come diceva Madison, le autonomie territoriali non limitano le libertà ma le moltiplicano”.
Le voci a sostegno del presidente Stefani
Pressi (Stefani Presidente) e Barbisan (Lega-Liga Veneta): “Un’occasione da non mancare”
“La maggioranza di questo Consiglio regionale con il proprio voto, ha riaffermato con forza la delega trasferita al presidente Stefani per trattare direttamente con il Governo sulle materie legate all’autonomia – hanno commentato Matteo Pressi e Riccardo Barbisan, rispettivamente presidenti dei gruppi Stefani Presidente e Lega – Liga Veneta, a nome dei propri consiglieri –. L’autonomia differenziata rappresenta un passaggio importante per rendere l’azione pubblica più efficiente, responsabile e vicina ai cittadini. Un’occasione che non possiamo mancare”.
“Tale percorso non mette in discussione l’unità nazionale né l’uguaglianza dei diritti: i livelli essenziali delle prestazioni restano garantiti su tutto il territorio, assicurando a ogni cittadino gli stessi standard fondamentali, indipendentemente dal luogo in cui vive, lavora, viene curato. Autonomia non significa divisione, ma assunzione di responsabilità – hanno concluso Pressi e Barbisan –. È uno strumento essenziale che farà funzionare al meglio lo Stato, rafforzerà la coesione e costruirà politiche più efficaci, nell’interesse dell’intero Paese”.
Morosin (Liga Veneta Repubblica): “Stato sleale, doveroso studiare alternative giuridiche”
A fianco a Stefani verso l’autonomia, c’è tuttavia anche chi ritiene serva studiare delle alternative, come l’approfondimento di una forma di “disobbedienza fiscale”, intesa come strumento politico e istituzionale e l’ipotesi della fusione tra la Regione del Veneto e la Regione Friuli-Venezia Giulia. E’ Alessio Morosin, capogruppo di Liga Veneta Repubblica.
“Io sono un indipendentista e lo dico con chiarezza: dopo quasi nove anni dal Referendum del 22 ottobre 2017, l’autonomia differenziata votata dai veneti non è stata attuata. Questo dato, da solo, dimostra che lo Stato è sleale, perché non ha rispettato un mandato popolare legittimo – ha dichiarato Morosin –. Il tempo trascorso dopo il Referendum è eccessivo, vergognoso e ingiustificabile. Per questo, il Consiglio regionale deve assumersi fino in fondo la propria responsabilità politica e conferire al presidente della Giunta, Alberto Stefani, un mandato pieno, forte e determinato, perché porti avanti con convinzione la trattativa sull’autonomia differenziata per i veneti”.
“Se anche questa trattativa dovesse scontrarsi con l’ennesima chiusura da parte dello Stato allora è doveroso e legittimo studiare alternative giuridiche previste dall’ordinamento – ha concluso Morosin –. L’autonomia differenziata non è morta, muore se la lasciamo morire. E resta il percorso prioritario”.
Baldan (FdI): “L’autonomia sarà una conquista trasversale”
“Il Governo attualmente in carica è il primo nella storia della Repubblica italiana ad aver messo nero su bianco l’autonomia per la Regione del Veneto, un esempio concreto di come si dà ascolto alla voce dei veneti e di come il governo Meloni è in grado di capire le priorità – ha dichiarato il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia al Ferro Fini, Matteo Baldan –. Per questo ci sarà pieno appoggio all’attività di governo regionale che ci porterà all’autonomia; darà il giusto merito alle regioni virtuose come il Veneto, e sarà un’importante rivoluzione verso una maggiore efficienza politica e amministrativa, per i territori, a servizio dei territori e per il Paese”.
“L’autonomia sarà una conquista trasversale e dispiace che, come un disco rotto, le opposizioni si accaniscano per partito preso – ha aggiunto Baldan –. L’autonomia sarà una svolta epocale per tutti i veneti. I cittadini che ci hanno votato lo hanno capito, le opposizioni no”.
Bozza (Forza Italia): “L’autonomia si concretizzi davvero”
Alberto Bozza, consigliere regionale di Forza Italia, ha auspicato che “l’autonomia si concretizzi davvero: il Veneto ha una grande opportunità, nel rispetto dei cittadini veneti che si sono espressi nel 2017 con grande chiarezza. Ci auguriamo che si proceda, con gradualità, ad adottare atti concreti. Siamo a fianco del presidente Stefani. E le commissioni consiliari devono diventare luogo di confronto costruttivo e di arricchimento”.
Pasqualon (UdC): “Fase storica: finalmente binari certi su cui far correre l’autonomia”
“Profonda soddisfazione per il voto dell’aula” è stata espressa dal consigliere regionale Eric Pasqualon (Unione di Centro). “Abbiamo dato nuova forza e legittimità al percorso intrapreso nel 2017 con il referendum dei veneti. È un atto di responsabilità verso i 2 milioni e 300 mila cittadini, il 98,1% dei votanti, che hanno chiesto a gran voce un Veneto più moderno ed efficiente. Non stiamo chiedendo privilegi, ma la possibilità di gestire le risorse e le competenze più vicino ai territori, applicando quel principio di sussidiarietà previsto dalla nostra Costituzione. Siamo in una fase storica: grazie alla Legge 86/2024, abbiamo finalmente binari certi su cui far correre l’autonomia”.
“Vogliamo un percorso trasparente e partecipato: l’autonomia è la battaglia di tutti i cittadini del Veneto e il Consiglio regionale continuerà a essere il custode di questo mandato. Il nostro obiettivo è arrivare alla firma definitiva delle intese per dimostrare che il modello Veneto è una risorsa per tutto il Paese”, ha concluso Pasqualon.
Le voci dell’opposizione
Manildo (PD): “Pura retorica”
Nel mentre, dalle opposizioni piovono critiche e attacchi. “L’intervento del presidente Stefani è in piena continuità con Zaia, un esercizio di pura retorica che non sposta di un millimetro la realtà dei fatti: l’autonomia resta una scatola vuota“. Ha commentato Giovanni Manildo, capogruppo del Partito Democratico e portavoce dell’opposizione in Consiglio regionale del Veneto.

Secondo Manildo, le parole del presidente sarebbero “l’ennesimo tentativo di nascondere l’assenza di risultati concreti dietro slogan ormai logori”. “Siamo stanchi di vedere l’autonomia trattata come una bandiera da sventolare, ma mai tradotta in atti concreti per i veneti – ha aggiunto il consigliere dem –. Oggi abbiamo assistito a un monologo autoreferenziale che ignora totalmente la realtà. Non siamo contro l’autonomia per pregiudizio, ma pretendiamo che sia basata sul principio di sussidiarietà e non diventi una scusa per innescare una competizione dannosa tra Regioni”.
“Il presidente Stefani sta ignorando il nuovo scenario tracciato dalla sentenza n. 192 della Corte costituzionale: il Veneto deve essere protagonista, ma questo accade solo se il confronto torna nel cuore del Consiglio regionale – ha concluso Manildo –. Se l’autonomia deve essere una grande occasione di rilancio, va discussa insieme, con serietà. Al momento, purtroppo, non riscontriamo alcun passo in avanti, solo tanta propaganda”.
Cunegato e Ostanel (AVS): “17 milioni per il Veneto? Briciole”
“La delega del 2017 prevedeva che Zaia trattasse le 23 materie per trattenere i 9 decimi delle tasse. Ebbene, quella trattativa è fallita. Oggi il presidente Stefani ha chiesto al consiglio regionale il mandato per firmare un’intesa su quattro materie, rivendicando 17 milioni che il Veneto potrebbe ricavare per la sanità: lo 0,14% della spesa sanitaria regionale, meno dello 0,1% del bilancio. Briciole, altro che il 90% delle tasse dei veneti”. Le parole sono quelle di Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio regionale del Veneto, che contesta il presidente Alberto Stefani.
“Se fossi un consigliere della Lega, voterei contro: non si può votare la delega a Zaia del 2017, che chiedeva tutto, e votare anche questa, che si accontenta del nulla – attacca Cunegato –. La maggioranza ci ha consegnato la mozione mentre entravamo in aula, chiedendoci di votare senza il tempo necessario per leggere, studiare, emendare. Avevamo chiesto di discuterla tra una settimana, per serietà e rispetto delle istituzioni. La maggioranza ha detto no. È un modo di procedere che non condividiamo e che non rispetta il ruolo del Consiglio”.
“Oggi in aula abbiamo visto in azione il governo dei due presidenti, che si passano una fiaccola ormai spenta, quella dell’autonomia – ha dichiarato Elena Ostanel, consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra –. Per noi l’autonomia non è accentrare potere nelle Regioni, ma portarlo più vicino alle persone. Dare poteri veri ai comuni e alle province, applicare lo Statuto regionale – penso alla provincia di Belluno -, sostenere fusioni e unioni, delegare funzioni e risorse, sperimentare bilanci partecipati. Non lo si è fatto perché evidentemente non abbiamo la stessa idea di autonomia. Oggi l’unica cosa onesta da fare sarebbe dire la verità ai cittadini: la fiaccola dell’autonomia promessa si è spenta”.
Szumski e Lovat (Resistere Veneto): “Lo Stato è un nemico: serve mobilitare i cittadini”
Riccardo Szumski (Szumski Resistere Veneto) si è fatto portatore della “disillusione dei Veneti rispetto agli esiti del Referendum del 2017. Lo Stato è un nemico: serve mobilitare i cittadini. Dobbiamo ottenere le risorse, a iniziare da quelle sanitarie. Non ci accontentiamo dei rimasugli della Legge Calderoli”.
Davide Lovat (Szumski Resistere Veneto), invece, ha evidenziato che “i veneti vogliono una riforma delle istituzioni che sia al passo con i tempi: dobbiamo ammodernarle in forma macroregionale e cantonale”.


