In questa stagione olimpica, molti atleti hanno scelto di attingere ai grandi capitoli della storia, dell’arte e della musica italiana per le loro esibizioni su ghiaccio
Sulle piste di ghiaccio dei Giochi Invernali Milano-Cortina 2026, l’Italia non è soltanto Paese ospitante: è fonte d’ispirazione. In questa stagione olimpica, molti atleti hanno scelto di costruire i propri programmi attingendo ai grandi capitoli della storia, dell’arte e della musica italiana, trasformando ogni esibizione in un racconto che attraversa i secoli.
Dall’Antica Roma al Rinascimento, dall’opera lirica al cinema, fino al pop contemporaneo, il “Made in Italy” culturale diventa colonna sonora e scenografia ideale per raccontare emozioni universali. La coppia giapponese Miura Riku e Kihara Ryuichi porta in pista l’epica dell’antichità sulle musiche de “Il Gladiatore“, creando un ponte ideale tra la Roma imperiale e il presente olimpico.
Il francese Adam Siao Him Fa ha scelto invece di dedicare l’intera stagione al Rinascimento: nel programma corto rende omaggio a Leonardo da Vinci, mentre nel libero si ispira a Michelangelo, riproponendo anche la celebre immagine della Creazione di Adamo con la mano tesa verso il divino. Un riferimento iconico che dal soffitto della Cappella Sistina si trasferisce simbolicamente sul ghiaccio.
L’Italia più popolare e riconoscibile nel mondo trova spazio nell’esibizione di Rebecca Ghilardi e Filippo Ambrosini, che pattinano sulle note di “Volare”, brano simbolo dell’italianità nel mondo. La statunitense Isabeau Levito rende omaggio a Sophia Loren, icona del cinema del dopoguerra, mentre Matteo Rizzo sceglie la versione orchestrale di “Silverlines” di Damiano David, intrecciando tradizione e contemporaneità.
Non mancano i grandi maestri della musica per il cinema e della composizione colta: le partiture di Ennio Morricone, Ezio Bosso e Nino Rota accompagnano atleti di diverse nazionalità, confermando la forza universale della creatività italiana.
Il mito senza tempo di Romeo e Giulietta
A pochi passi dall’anfiteatro che il 22 febbraio ospiterà la cerimonia conclusiva dei Giochi, si trova uno dei luoghi simbolo dell’immaginario romantico mondiale: il balcone di Giulietta. Non sorprende che la storia di Romeo e Giulietta torni più volte sul ghiaccio.
Gli svedesi Milla Ruud Reitan e Nikolaj Majorov pattinano sulle note di “Un giorno per noi”, mentre altri atleti scelgono le suggestioni del balletto di Sergej Prokofiev o l’adattamento cinematografico del 2013. Un omaggio che lega idealmente il ghiaccio olimpico alla città di Verona, dove la leggenda shakespeariana continua ad attrarre visitatori da tutto il mondo.
Dall’opera alla spiritualità
La tradizione lirica e sinfonica resta un punto di riferimento. Il giapponese Kagiyama Yuma sceglie il nuovo finale di Turandot, mentre Daniel Grassl costruisce il suo programma libero sulle musiche di Conclave, evocando l’atmosfera solenne dell’elezione papale e richiamando simbolicamente la storia millenaria della Città del Vaticano. Una scelta che aggiunge una dimensione spirituale e istituzionale al mosaico culturale presentato dagli atleti.
Un percorso verso l’Arena di Verona
Questo viaggio attraverso la cultura italiana troverà il suo culmine nella Cerimonia di Chiusura dei Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026, ospitata nella suggestiva Arena di Verona. Monumento simbolo della storia nazionale e palcoscenico internazionale per eccellenza, l’Arena rappresenta la sintesi perfetta tra tradizione e innovazione.
In questo scenario, gli atleti diventano ambasciatori di un patrimonio che va oltre la competizione sportiva. Ogni coreografia si trasforma in un racconto corale sull’italianità: un linguaggio fatto di arte, musica, mito e memoria, capace di parlare al mondo intero.



