Carlo Cunegato (AVS) critica il progetto dell’assistente di quartiere ideato dal presidente della Regione Stefani: “Non è welfare pubblico ma un servizio privato”
Duro attacco di Carlo Cunegato, presidente del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra in consiglio regionale del Veneto, al progetto dell’“assistente di quartiere” presentato dal presidente della Regione Alberto Stefani come una svolta innovativa nel sistema di welfare.
Secondo Cunegato, dietro la narrazione di una presunta “rivoluzione” dell’assistenza sociale si celerebbe in realtà un modello privatizzato, con costi scaricati direttamente sulle famiglie. “Questa rivoluzione del Welfare è uno specchietto per le allodole – afferma –: dietro lo slogan si nasconde un servizio privato, pagato dalle famiglie e non dalla Regione”.
Nel mirino anche il concetto di “ospedale liquido”, evocato da Stefani. Per il consigliere di AVS, quanto descritto non rappresenta una novità, ma ricalca servizi già esistenti come l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), che negli anni – sostiene Cunegato – sarebbe stata progressivamente indebolita dalle politiche della destra veneta. A questo si aggiungerebbe il rischio che le case di comunità sottraggano personale alla medicina territoriale, aggravando una situazione già critica: “Nei prossimi dieci anni, solo nel Vicentino perderemo oltre il 20% degli infermieri. È difficile immaginare cure domiciliari senza chi dovrebbe garantirle“.
Cunegato contesta inoltre l’introduzione della categoria di “parziale non autosufficienza”, definizione che giudica ambigua e poco chiara. Secondo quanto illustrato dalla Regione, l’assistente di quartiere dovrebbe occuparsi di attività quotidiane come fare la spesa, cucinare, pulire casa o leggere il giornale, mansioni che – sottolinea – non hanno nulla di sanitario.
“La Regione formerebbe una figura che ancora non esiste, iscritta a un Albo che ancora non esiste, ma a pagarla sarebbero gruppi di 6-8 famiglie. È qui che il castello crolla; se pagano le famiglie, non è un servizio pubblico ma privato. Un’ora al giorno non è assistenza, è una colf. Altro che ospedale liquido“, conclude Cunegato.



