L’appello alla Regione per i piccoli Comuni veneti: più personale, meno duplicazioni e regole proporzionate alla dimensione degli enti
“I piccoli Comuni non chiedono privilegi, ma la possibilità concreta di lavorare e garantire servizi ai cittadini”. È questo il messaggio rilanciato dalla consigliera regionale Rossella Cendron, esponente di Le Civiche Venete, che richiama l’attenzione sulla condizione dei municipi di dimensioni ridotte dopo il confronto promosso da ANCI a Roma. Dietro a uno sportello comunale infatti, a reggere questa complessa macchina amministrativa, sono spesso appena due o tre dipendenti.
Il nodo, quindi, è strutturale e riguarda personale ridotto, età media elevata e difficoltà nel reperire figure tecniche specializzate. A questo si aggiunge una burocrazia sempre più articolata che, come evidenzia la consigliera, “parla per sigle: Cup, Cig, Simog, Spid, Pec, Pin, Piao, Dup, Durc, Dgue, Mepa, Sintel, Anac, Agid”. “Ogni giornata di lavoro – osserva Cendron – si trasforma in una corsa tra piattaforme digitali, password e codici, tanto che più che amministrare si rischia di fare i decifratori di acronimi”. Inoltre, i dipendenti dei piccoli enti si trovano a dover alimentare una miriade di portali predisposti dal governo centrale, spesso con scadenze rigide e con il rischio di sanzioni in caso di inadempienza.
Per questo motivo Cendron chiede alla Giunta regionale interventi concreti, a partire da un sostegno straordinario al personale e da risorse stabili per garantire i servizi essenziali. Allo stesso tempo, sollecita “regole proporzionate alla dimensione dei Comuni, incentivi alla collaborazione tra enti e un supporto tecnico adeguato per non perdere bandi e finanziamenti”.
“Rafforzare i piccoli comuni significa difendere la vita delle nostre comunità. Se l’obiettivo è mantenere vivi i territori è necessario mettere chi lavora negli enti locali nelle condizioni di operare senza dover combattere quotidianamente con una giungla di sigle e adempimenti ripetitivi”, conclude Cendron.


