A Padova oltre 400 negozi chiusi in 12 anni. Confesercenti: “Serve un piano integrato per rilanciare i negozi di vicinato”
Negli ultimi dodici anni Padova ha perso oltre 400 attività di vicinato, un dato che fotografa una crisi profonda del commercio urbano, visibile sia nel centro storico sia nei quartieri. Le serrande abbassate e i locali sfitti si moltiplicano lungo le principali vie, creando “vuoti” tra una vetrina e l’altra e compromettendo non solo l’economia cittadina, ma anche la vivibilità, la sicurezza e l’attrattività culturale e turistica della città.
Una dinamica che non può essere spiegata soltanto con i disagi temporanei legati ai cantieri e alla realizzazione del tram. Alla base del fenomeno vi sono fattori strutturali: il caro affitti, l’aumento dei costi di gestione per le piccole imprese indipendenti, la concorrenza dell’e-commerce e la difficoltà nel ricambio generazionale delle attività familiari.
Il problema è evidente anche nei quartieri. A Ponte di Brenta, in particolare, si registra una crescita dei locali sfitti. “I cantieri del tram hanno ridotto il mio fatturato perché i clienti di passaggio si sono spostati verso zone più facilmente raggiungibili – spiega Daniela Beggio, titolare della fioreria di via San Marco –. Rimangono i clienti fidati, che ringrazio per la fiducia. Ma il problema più grande è che attorno a me si sono creati dei vuoti: il caro affitti pesa da anni e quella che era il centro del quartiere rischia di diventare un deserto di negozi sfitti, con attività che si spostano verso zone meno care“.
Una situazione che si ripete in altre aree della città, dove la combinazione tra canoni elevati, riduzione dei flussi pedonali e cantieri in corso rende sempre più fragile la tenuta delle piccole attività. La scarsa accessibilità scoraggia gli acquisti di prossimità e colpisce soprattutto i negozi che vivono del passaggio, mentre la mancanza di nuovi imprenditori pronti a subentrare accelera le chiusure.
Per Flavio Convento, vicepresidente di Confesercenti del Veneto Centrale, la risposta deve essere strutturale: “La crisi delle serrande abbassate richiama l’urgenza di un piano integrato di rinascita commerciale, che non si limiti a gestire l’emergenza, ma tracci una visione di lungo periodo per rendere Padova una città più attrattiva per consumatori, imprese e giovani imprenditori. Il rilancio del commercio di vicinato è strategico per la coesione sociale e la qualità della vita urbana“.
Tra le misure indicate da Confesercenti figurano incentivi fiscali per i proprietari che affittano a canoni calmierati o flessibili nei primi anni di attività, e la valorizzazione degli spazi temporanei, come i pop-up store, non solo come luoghi di vendita ma come occasioni di socialità e di attrazione per giovani imprenditori e realtà creative.
Un ruolo centrale è affidato anche alla formazione. “La formazione professionale assume un’importanza fondamentale in quanto un approccio competente e preparato è essenziale per garantire servizi di qualità, rispondenti alle esigenze di oggi – conclude Convento –. Attraverso Cescot Veneto sono in partenza corsi di formazione imprenditoriale, marketing digitale e gestione aziendale, insieme a programmi di mentoring per favorire il passaggio generazionale delle imprese storiche“.


