A Venezia la seconda edizione del Premio Arsenale Welfare: crescono welfare aziendale, contrattazione di secondo livello e adesioni alla previdenza complementare in Veneto
La sinergia tra istituzioni, parti sociali e territori si conferma una leva strategica per affrontare le profonde trasformazioni economiche e sociali in corso. È questo il messaggio centrale emerso dalla seconda edizione del Premio Arsenale Welfare, svoltasi oggi a Palazzo Labia, a Venezia. Nel corso della cerimonia di premiazione, il vicepresidente e assessore al Lavoro della Regione del Veneto, Lucas Pavanetto, ha sottolineato infatti come “la sinergia tra istituzioni, parti sociali e territori rappresenti uno strumento essenziale per affrontare la complessità delle trasformazioni economiche e sociali in atto”.
Ringraziando i partecipanti e gli organizzatori dell’iniziativa, a partire dal direttore di Veneto Lavoro, Tiziano Barone, e dal direttore dell’Area Politiche economiche, capitale umano e programmazione comunitaria della Regione, Santo Romano, Pavanetto ha rimarcato il valore della cooperazione istituzionale, evidenziata anche dalla presenza dei rappresentanti di INPS e delle strutture regionali competenti.
Pavanetto: “Dati, buone pratiche e studi presentati oggi risorsa fondamentale per orientare le politiche regionali”
Nel suo intervento, il vicepresidente ha ricordato l’impegno della Regione del Veneto sul fronte del welfare integrativo e della previdenza complementare. “La Regione del Veneto, con la Legge regionale n. 15 del 2017, ha posto al centro della propria agenda politica la previdenza complementare e il welfare integrativo, promuovendo un modello capace di integrare previdenza pubblica e complementare, welfare aziendale e territoriale, in una logica di collaborazione tra pubblico, privato e Terzo settore”.
Un approccio che, secondo Pavanetto, trova conferma nei dati. “I dati confermano la solidità di questo approccio – ha proseguito Pavanetto -. In Veneto, secondo il Welfare Index PMI, tre imprese su quattro hanno raggiunto almeno un livello medio di welfare aziendale e oltre il 25% si colloca su livelli elevati, una quota superiore alla media nazionale. Le imprese con un livello di welfare elevato sono più che raddoppiate dal 2016, mentre quelle al livello iniziale si sono dimezzate“.

Particolarmente rilevante anche l’andamento della contrattazione di secondo livello. Tra il 2016 e il 2024, gli accordi di welfare premiale sono più che raddoppiati, passando da 642 a 1.416, coinvolgendo circa 335 mila lavoratori e generando un valore medio pro capite di 1.600 euro. “L’opzione welfare è oggi prevista nel 62% degli accordi, contro il 17% degli esordi – ha osservato Pavanetto -. A differenza del quadro nazionale, in Veneto i beneficiari siano equamente distribuiti tra industria e servizi, a dimostrazione di un modello diffuso e non settoriale”.
Nel quadro di questa strategia si inserisce anche l’Avviso regionale “WELL-FARE – Il welfare che connette”, approvato dalla Giunta e finanziato con risorse del PR Veneto FSE+ 2021-2027. “Ha portato al finanziamento di 20 progetti per un impegno complessivo di oltre 4,9 milioni di euro – ha ricordato Pavanetto -, con l’obiettivo di rafforzare le reti di welfare aziendale e territoriale e superare la frammentazione degli interventi”.
Un passaggio è stato dedicato infine alla previdenza complementare. “Nel 2024 in Veneto gli iscritti abbiano superato quota un milione, con un tasso di partecipazione pari al 47,6%, nettamente superiore alla media nazionale – ha sottolineato il vicepresidente –, un risultato che conferma una crescente consapevolezza previdenziale e il ruolo delle iniziative territoriali”.
A chiudere l’intervento, il richiamo al valore della ricerca e al ruolo del Premio Arsenale Welfare come spazio di connessione tra mondo accademico e politiche pubbliche. “Il Premio Arsenale Welfare è un ponte tra ricerca e politiche pubbliche – ha ricordato infine Pavanetto -. Le 43 candidature provenienti da atenei di tutta Italia testimoniano quanto sia vivo il dibattito scientifico e quanto la ricerca stia già offrendo soluzioni concrete. Investire sulla conoscenza significa investire su equità, inclusione e stabilità sociale. I dati, le buone pratiche e gli studi presentati oggi sono una risorsa fondamentale per orientare le politiche regionali, soprattutto nella nuova fase di responsabilità che si apre con l’Autonomia differenziata”.



