Dal pollo sudamericano ai prosciutti esteri: Coldiretti denuncia gli inganni del codice doganale e chiede l’abolizione della norma
Va cancellata la norma sull’“ultima trasformazione sostanziale” del codice doganale, che penalizza le imprese agricole italiane e inganna i consumatori europei. È la richiesta avanzata da Coldiretti durante la mobilitazione che ha riunito quasi 3mila agricoltori al Palageox di Padova, alla presenza del presidente nazionale Ettore Prandini, del segretario generale Vincenzo Gesmundo e del presidente di Coldiretti Veneto Carlo Salvan.
Numerosa anche la partecipazione padovana, con centinaia di agricoltori in sala insieme al presidente di Coldiretti Padova Roberto Lorin e al direttore Carlo Belotti, per sostenere una battaglia che l’organizzazione agricola considera fondamentale contro un sistema che esercita una pressione al ribasso sui prezzi agricoli e danneggia l’immagine del Made in Italy nel mondo.
Al centro dell’incontro anche il recupero delle risorse della politica agricola comune. Grazie alle mobilitazioni in Europa e all’impegno del Governo, 10 miliardi di euro di fondi Pac tornano agli agricoltori italiani per sostenere produzione alimentare, innovazione, tutela del territorio, ricambio generazionale e redditi. Alla provincia di Padova sono destinati 122 milioni di euro. “Risorse che arrivano direttamente alle nostre aziende”, ha sottolineato Roberto Lorin.
Per l’occasione è stata allestita la mostra “Gli inganni del codice doganale”, che documenta i meccanismi con cui prodotti esteri, spesso extra Ue e di bassa qualità, vengono trasformati in Made in Italy attraverso lavorazioni minime consentite dalla regola dell’ultima trasformazione sostanziale.

Tra gli esempi citati, petti di pollo sudamericani semplicemente panati e poi esportati come italiani, cosce di maiale olandesi o danesi salate e stagionate per diventare prosciutti “tricolori”, ortofrutta trasformata come carciofini sottolio o succhi di frutta che, pur partendo da materia prima straniera, finiscono sui mercati europei come prodotto italiano.
Il problema riguarda anche alimenti per i quali in Italia è obbligatoria l’indicazione d’origine ma non in Europa: mozzarella prodotta con latte tedesco o polacco o con cagliata ucraina, sughi ottenuti da concentrato di pomodoro cinese, pasta realizzata con grano canadese trattato con glifosato.
Un sistema che, secondo Coldiretti, si aggiunge al fenomeno dei falsi prodotti italiani, che all’estero hanno raggiunto un valore record di 120 miliardi di euro. I formaggi risultano in cima alla classifica delle imitazioni, comprese Dop venete come Grana Padano, Provolone e Asiago, seguiti da salumi, olio extravergine di oliva, conserve e prodotti ortofrutticoli.
“È un patrimonio di tipicità e biodiversità che dobbiamo difendere insieme al reddito delle nostre imprese agricole – ha dichiarato Lorin – nella nostra provincia abbiamo eccellenze che generano 1,4 miliardi di fatturato. Questo è il valore del settore primario padovano, garantito dal lavoro di quasi 9 mila aziende agricole che dobbiamo tutelare a tutti i livelli. Ci sono poi specificità come la filiera dello zucchero che nel padovano ha il suo fulcro e la sua storicità e coinvolge tremila aziende. Il settore bieticolo saccarifero si trova a fare i conti con la concorrenza dello zucchero extra europeo e l’aumento dei costi energetici“.
Coldiretti rivendica anche il rafforzamento degli aiuti alla bieticoltura, con il sostegno che passa da 700 a 1.050 euro. “Dall’Unione Europea vogliamo un cambio di passo nelle politiche per la tutela della salute dei consumatori – conclude Lorin – a cominciare dall’etichettatura obbligatoria e dall’abolizione della regola dell’origine del codice doganale che permette l’inganno dell’ultima trasformazione sostanziale che fa diventare un prodotto italiano quando non lo è. L’assemblea di oggi, con la partecipazione e il sostegno di migliaia di soci, è la conferma della capacità di Coldiretti di portare la voce degli agricoltori che chiedono attenzione e risorse per garantire un futuro alla nostra agricoltura”.



