Secondo la CGIA, negli ultimi quattro anni le famiglie venete hanno risparmiato 3 miliardi di euro di tasse, mentre aumenta il prelievo su banche e grandi imprese
Negli ultimi quattro anni le famiglie venete hanno beneficiato di una riduzione del carico fiscale pari a circa 3 miliardi di euro, mentre la pressione fiscale complessiva, a livello nazionale, è tornata a salire, attestandosi nel 2025 al 42,8%. Un apparente paradosso che, secondo l’ufficio studi della CGIA, trova spiegazione nell’aumento dell’occupazione e nel maggiore prelievo fiscale a carico di grandi imprese, banche e assicurazioni.
Le ultime quattro leggi di bilancio approvate dal governo Meloni hanno infatti introdotto una serie di misure a favore dei nuclei familiari: dall’innalzamento della soglia della flat tax per gli autonomi, al taglio del cuneo fiscale, ottenuto con l’accorpamento dei primi due scaglioni Irpef e la riduzione dell’aliquota al 23%, oltre alla diminuzione al 33% del secondo scaglione. Nel complesso, questi interventi hanno generato un beneficio potenziale di 4,5 miliardi di euro per le famiglie venete, che si riduce a circa 3 miliardi tenendo conto delle misure già previste dai governi precedenti e di quelle a carattere temporaneo.
Se il peso fiscale sulle famiglie è diminuito, l’aumento del gettito complessivo è stato sostenuto da altri fattori. In primo luogo, la crescita dell’occupazione e i rinnovi contrattuali degli ultimi anni hanno determinato un incremento delle retribuzioni e, di conseguenza, delle entrate tributarie e contributive. In Veneto, tra il 2022 e il 2025, gli occupati sono aumentati di 87mila unità.
Sul fronte normativo, l’inasprimento della pressione fiscale è stato alimentato anche da interventi che hanno inciso esclusivamente sulle società di capitali, come la sospensione della deducibilità di alcune voci di costo e l’abrogazione dell’ACE (Aiuto alla Crescita Economica), che garantiva circa 4 miliardi di euro di sconti fiscali all’anno. A partire dal 2026, inoltre, banche e assicurazioni, tra revisione della disciplina sugli extraprofitti e aumento dell’Irap, verseranno all’erario 5,6 miliardi di euro in più.
A completare il quadro concorre anche il taglio del cuneo fiscale sul lavoro dipendente. Una parte consistente dell’intervento è stata realizzata non solo attraverso la riduzione dell’Irpef, ma anche mediante l’erogazione di bonus ai lavoratori con redditi fino a 20mila euro, contabilizzati come spesa pubblica. Questo meccanismo ha fatto sì che una quota del minor gettito fiscale risultasse formalmente come aumento della spesa, incidendo sui dati complessivi della pressione fiscale.
Secondo l’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica di Milano, grazie agli interventi avviati dal governo Draghi e resi strutturali dall’esecutivo Meloni, il reddito dei lavoratori dipendenti è cresciuto quasi in linea con l’inflazione. Tra il 2019 e il 2023 il reddito lordo e imponibile è aumentato del 16,8%, a fronte di un’inflazione del 17,2%, contribuendo così ad attenuare gli effetti del fiscal drag e a sostenere il potere d’acquisto.


