Secco no di Anbi veneto a nuove trivellazioni: “Servono valutazioni, garanzie e risorse per mitigare i danni del passato”
“Anbi Veneto esprime una netta opposizione all’ipotesi di riattivare le estrazioni di idrocarburi nel territorio regionale, con particolare riferimento al Polesine”. Così il presidente Alex Vantini, che richiama le responsabilità storiche legate alla subsidenza e i costi ancora oggi sostenuti dai territori colpiti.
Vantini ricorda come lo Stato abbia già riconosciuto il legame tra l’abbassamento del suolo e i prelievi di gas metano effettuati in passato, arrivando a bloccare le estrazioni e a stanziare fondi per mitigare i danni. Per questo, l’ipotesi di un rinnovo delle concessioni senza nuove valutazioni scientifiche sugli effetti a medio e lungo termine viene giudicata incomprensibile.

Il presidente di ANBI Veneto sottolinea inoltre l’impatto economico che il fenomeno continua a generare: nel Delta del Po, i Consorzi di bonifica devono sostenere costi energetici rilevanti — fino a un terzo dei bilanci — per espellere le acque tramite idrovore, in un territorio che già naturalmente si trova sotto il livello del mare e che ha subito ulteriori sprofondamenti a causa delle estrazioni avvenute oltre sessant’anni fa. I finanziamenti statali destinati alla mitigazione della subsidenza, aggiunge Vantini, sono ormai quasi esauriti, mentre i danni restano evidenti.
ANBI Veneto ribadisce quindi che qualsiasi valutazione sul ritorno alle trivellazioni deve essere preceduta da analisi indipendenti, garanzie sulla sicurezza e un rafforzamento delle risorse destinate ai territori che ancora oggi affrontano le conseguenze delle attività estrattive del passato.
L’abbassamento del suolo registrato tra gli anni ’30 e ’60, causato dai prelievi di metano, ha infatti aggravato la vulnerabilità idraulica del Polesine, ampliando le aree esposte a rischio di allagamenti e infiltrazioni saline. Le comunità locali devono far fronte a continui interventi di manutenzione e adattamento di suolo, infrastrutture e insediamenti, con ricadute economiche e sociali significative.
Le normative introdotte negli anni successivi avevano imposto uno stop alle estrazioni nelle zone già compromesse e, come nel caso della legge 205/2017, avevano previsto fondi per la manutenzione straordinaria e l’adeguamento delle opere pubbliche necessarie alla protezione dal fenomeno della subsidenza. ANBI Veneto chiede ora che tali principi vengano ribaditi e rafforzati, prima di qualsiasi nuova decisione sulle concessioni.



