Le consigliere regionali del Pd, Bigon e Luisetto, criticano la Regione: “Risorse ferme da anni e servizi ancora troppo costosi”
Le politiche regionali sulla natalità e sui servizi educativi per la prima infanzia rischiano di rimanere dichiarazioni d’intenti se non accompagnate da un deciso incremento delle risorse economiche. È quanto sostengono le consigliere regionali del Partito Democratico Anna Maria Bigon e Chiara Luisetto, intervenendo sulle recenti dichiarazioni della nuova assessora regionale competente in materia.
Secondo le esponenti democratiche, il Veneto investe da anni le stesse risorse sui servizi per la prima infanzia: circa 32 milioni di euro all’anno, con lievi aggiustamenti in sede di assestamento di bilancio. Una cifra che, evidenziano, risulta del tutto insufficiente se confrontata con l’aumento del costo della vita, con i bisogni reali delle famiglie e con la profonda crisi demografica che interessa la Regione.
“Le conseguenze sono evidenti – spiegano Bigon e Luisetto –: il Veneto ha tra le rette degli asili nido tra le più alte d’Italia, una forte precarietà lavorativa che colpisce soprattutto giovani e donne, un accesso alla casa sempre più difficile a causa della scarsità di alloggi e del caro affitti. In questo contesto, parlare di natalità senza un vero salto di qualità negli investimenti pubblici è poco credibile“.
Le consigliere richiamano inoltre la legge regionale n. 20 del 2020, che prevedeva esplicitamente la gratuità e un rafforzamento strutturale dei servizi educativi per la fascia 0-6 anni. “A distanza di anni – sottolineano – la gratuità non è stata realizzata e, in molti casi, le rette non sono nemmeno diminuite in modo significativo“.
Per Bigon e Luisetto, se l’obiettivo della Giunta è davvero costruire un ecosistema integrato per l’infanzia, è necessario indicare con chiarezza le risorse aggiuntive che si intendono destinare al settore nel prossimo bilancio regionale. “Servono investimenti molto più consistenti e strutturali: sui nidi pubblici e convenzionati, sul sostegno alle famiglie, sulla stabilità del lavoro educativo. Senza numeri certi, la natalità rischia di restare solo uno slogan“, concludono le consigliere.
Le consigliere annunciano infine la presentazione di un’interrogazione e chiedono, vista la gravità della denatalità in Veneto, un investimento di almeno 100 milioni di euro.



