Tre donne su quattro hanno subito almeno una molestia negli spazi pubblici: presentata la ricerca sulla sicurezza urbana di genere in Veneto
Tre donne su quattro hanno subito almeno una molestia negli spazi pubblici urbani. È uno dei dati più significativi che emerge dalla ricerca sulla percezione della sicurezza urbana di genere in Veneto, presentata oggi dalla Commissione regionale per la realizzazione delle pari opportunità tra uomo e donna. A condurre lo studio l‘Università degli Studi di Padova – Dipartimento FISPPA, Sezione di Psicologia Applicata, dai professori Marialuisa Menegatto e Adriano Zamperini.
L’indagine ha analizzato la percezione di sicurezza, l’uso dello spazio urbano e i fattori psicosociali che influenzano l’esperienza femminile negli ambienti pubblici, offrendo un quadro articolato e trasversale del vissuto delle donne nei contesti urbani veneti.
Una ricerca nei sette capoluoghi veneti
La ricerca quantitativa è stata condotta nei sette capoluoghi di provincia del Veneto. Hanno partecipato complessivamente 575 donne, attraverso la compilazione di un questionario somministrato tra l’8 luglio e il 31 ottobre 2025; 376 i questionari validati ai fini dell’analisi statistica.
Padova è la città più rappresentata (26,33%), seguita da Verona (20,74%) e Venezia (19,15%). Seguono Vicenza (10,11%), Treviso (9,57%), Rovigo (7,45%) e Belluno (6,65%).
Il 72,87% delle partecipanti risiede stabilmente nei Comuni oggetto dell’indagine, mentre il 27,13% è composto da pendolari. Due terzi delle donne dichiarano una frequentazione quotidiana dello spazio urbano superiore alle 10 ore.
I dati mostrano come la città non venga vissuta principalmente come luogo di transito, ma come spazio di vita quotidiana che integra lavoro, relazioni, cura e tempo personale, confermando una relazione stabile e radicata tra le donne e l’ambiente urbano.
L’età media delle partecipanti è di 43,38 anni, con un range compreso tra i 19 e gli 84 anni e una deviazione standard elevata, indice di una forte eterogeneità generazionale.
Quasi due terzi delle donne (61,2%) possiedono un titolo di studio universitario, segno di un elevato livello di scolarizzazione e di capitale culturale. Anche la distribuzione delle professioni risulta molto diversificata, comprendendo sia ruoli altamente qualificati sia occupazioni legate ai servizi e alle relazioni.
Molestie e traumi: un’esperienza diffusa e spesso normalizzata
Uno dei dati più rilevanti riguarda le esperienze traumatiche pregresse: il 73% delle donne, pari a tre su quattro, dichiara di aver subito almeno una molestia negli spazi pubblici urbani.
Le molestie spaziano da commenti, fischi e sguardi intrusivi a inseguimenti, gesti osceni, contatti fisici indesiderati, pressioni sessuali, fino a minacce, aggressioni fisiche e, nei casi più gravi, aggressioni con armi o violenze sessuali. La maggior parte di questi episodi non viene denunciata perché percepita come “normale” o parte della quotidianità.
La paura nello spazio urbano emerge con maggiore intensità in situazioni specifiche: evitare i trasporti pubblici nelle ore serali e notturne, sentirsi insicure quando si è sole e temere furti o danni ai propri beni sono gli aspetti più ricorrenti.
Seguono la paura di aggressioni fisiche, di minacce e di rapine. Più bassi risultano invece i livelli di paura legati al terrorismo o alla probabilità di subire un crimine nel breve periodo. L’illuminazione viene giudicata complessivamente sufficiente, ma non tale da garantire una forte percezione di sicurezza. Le partecipanti riconoscono il ruolo dell’illuminazione come fattore protettivo, pur considerandolo non determinante se non accompagnato da altri elementi strutturali e sociali.
Rischio, fuga e intrappolamento negli spazi urbani
Le donne attribuiscono allo spazio urbano un livello moderato-alto di rischio potenziale, legato alla presenza di aree percepite come pericolose e alla possibilità che una persona malintenzionata possa nascondersi facilmente.
Particolarmente critica è la percezione della possibilità di fuga: strade strette, scarsa visibilità, illuminazione inadeguata e mancanza di percorsi alternativi contribuiscono a un senso diffuso di intrappolamento, accentuato da condizioni soggettive di vulnerabilità come la solitudine o la stanchezza.
Le aree indicate come più insicure sono le stazioni ferroviarie e degli autobus, i parcheggi, i mezzi pubblici, i locali notturni, i parchi e gli spazi aperti. Al contrario, generano maggiore senso di sicurezza i centri commerciali, i negozi e i luoghi di intrattenimento come cinema, teatri, bar e ristoranti.
Autoprotezione e richieste di intervento
Tra i principali fattori di autoprotezione segnalati figurano una migliore illuminazione, la presenza di pattuglie delle forze dell’ordine, la manutenzione dello spazio pubblico, l’installazione di pulsanti e telefoni di emergenza e un rafforzamento delle misure legislative contro gli aggressori.
Le strategie individuali più utilizzate includono cambiare strada, evitare di uscire da sole la sera, passeggiare accompagnate o con un animale domestico, utilizzare app di emergenza, affidarsi alla videosorveglianza o, nei casi più estremi, rinunciare a frequentare determinati spazi urbani.
Le dichiarazioni: ricerca e politica insieme
“Grazie a questa ricerca – afferma Loredana Zanella, presidente della Commissione regionale per le pari opportunità – disponiamo di dati fondamentali per comprendere vissuti e timori delle donne e fornire al Consiglio regionale strumenti concreti per rendere le città più sicure e inclusive”.
Per la professoressa Marialuisa Menegatto “le molestie quotidiane, spesso normalizzate, sono uno dei principali fattori che limitano la libertà di movimento delle donne e rappresentano un ostacolo reale alle pari opportunità”.
Secondo il professor Adriano Zamperini invece, “intervenire sulla sicurezza urbana di genere significa agire insieme sull’ambiente, sulle pratiche sociali e sulle rappresentazioni culturali”.


