Cgil Veneto e Flc Cgil denunciano tagli alle dirigenze e istituti sempre più grandi per il dimensionamento scolastico in Veneto
Prosegue anche in Veneto il processo di dimensionamento scolastico previsto dalla normativa nazionale. Il meccanismo, con cadenza triennale, ridefinisce il numero delle sedi di dirigenza scolastica e dei direttori dei servizi generali e amministrativi. Per l’anno scolastico 2026/2027 il Decreto interministeriale assegna al Veneto 550 sedi di dirigenza. Il dato conferma una riduzione di sei sedi rispetto all’anno precedente e un calo progressivo rispetto alle circa 600 presenti fino al 2023.
Secondo Cgil Veneto e Flc Cgil Veneto, il dato certifica un disinvestimento strutturale sulla scuola pubblica. I sindacati sottolineano come, a fronte di questi tagli, continuino a crescere i finanziamenti destinati alle scuole paritarie. La riduzione delle dirigenze incide sull’organizzazione degli istituti e sul funzionamento complessivo del sistema scolastico regionale. La contrazione delle risorse umane si riflette direttamente sulla qualità del servizio educativo.
La Regione Veneto sostiene che il dimensionamento non ridurrà i punti di erogazione del servizio scolastico. Una posizione che, secondo i sindacati, non rispecchia la realtà quotidiana delle scuole. Dirigenti scolastici e DSGA gestiscono già oggi istituti molto complessi, nati da accorpamenti successivi. Molte scuole contano numerosi plessi, migliaia di studenti e territori di riferimento particolarmente estesi.
Tiziana Basso, segretaria generale della Cgil Veneto, critica l’impostazione complessiva della riforma: “Anziché rafforzare la rete scolastica nel territorio e ridurre il numero di alunni per classe, si prosegue con una politica guidata solo da una logica di tagli”. Secondo Basso, la scuola continua a essere considerata un costo da comprimere e non un investimento strategico. La sindacalista chiede una revisione del processo di riorganizzazione della rete scolastica regionale.
La segretaria evidenzia anche l’impatto territoriale del dimensionamento. Le aree interne, montane e più svantaggiate rischiano un ulteriore impoverimento dell’offerta educativa. La riduzione delle sedi limita la prossimità dei servizi scolastici e l’accesso per studenti e famiglie. Il risultato, secondo la Cgil, è una crescente disuguaglianza tra territori.
Michael Cacciato, segretario generale della Flc Cgil Veneto, descrive gli effetti concreti già visibili nelle scuole: “Le conseguenze del dimensionamento sono evidenti: istituti sovradimensionati, rischio di classi sempre più affollate e personale amministrativo schiacciato da carichi di lavoro ingestibili“. Cacciato segnala anche la difficoltà dei dirigenti nel governare realtà scolastiche sempre più estese e complesse. Il sindacato teme un peggioramento delle condizioni lavorative e della qualità didattica.
Il segretario Flc Cgil evidenzia inoltre una differenza di approccio tra le Regioni. Umbria, Toscana, Emilia Romagna e Sardegna si sono opposte al dimensionamento, mentre il Veneto ha condiviso e applicato la logica dei tagli. Cacciato critica l’assenza di nuovi investimenti e di una visione di lungo periodo: “Servono stabilità e risorse, non ulteriori accorpamenti che compromettono la qualità dell’offerta formativa”.


