Ciambetti: “Dobbiamo anche chiederci chi trae vantaggio dalla crisi profonda della democrazia e della politica”
Con l’affluenza ferma al 44,64%, spaventa il dato sull’astensionismo alle elezioni regionali appena concluse. A dirsi particolarmente preoccupato è soprattutto il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, che guarda però anche a un altro dato: quello degli italiani residenti all’estero.
“L’astensionismo? Prevedibile e previsto. Le cause? Tante, tantissime, compresa anche, come dico da anni, e statisticamente rilevante, l’anomalia evidente del numero di aventi diritto al voto ma residenti all’estero e iscritti all’Aire: ben 613.938 elettori, pari al 14,29 per cento dell’elettorato complessivo, in aumento di 134.533 unità rispetto al 2020 – afferma Ciambetti -. Se teniamo conto che gli elettori nella provincia di Belluno sono circa 177 mila, comprenderemo bene quanto pesino nel calcolo generale i 134.533 elettori iscritti all’Aire aventi il diritto al voto aumentati rispetto al 2020. Più in generale 613 mila elettori iscritti all’Aire sono quasi il doppio degli elettori delle provincie di Belluno, per l’appunto circa 177 mila e Rovigo, circa 195 mila”.
Ciambetti: “A chi giova?”
Un’anomalia, insomma, che Ciambetti sostiene inizi “a pesare molto nello scenario regionale, ma può avere esiti devastanti nel caso di elezioni amministrative locali, quando si rinnoveranno cioè i Consigli comunali ed eleggeranno i sindaci”. “Ciò, tuttavia, non sminuisce il dato durissimo e incontrovertibile dell’astensionismo che ha radici lontane – prosegue -. Norberto Bobbio, nel suo “Il futuro della democrazia” scriveva ancora nel 1984 cioè 41 anni or sono: ‘Nella società di massa il voto di opinione sta diventando sempre più raro: oserei dire che l’unica vera opinione è quella di coloro che non votano perché hanno capito o credono di aver capito che le elezioni sono un rito cui ci si può sottrarre senza grave danno, e come tutti i riti, ad esempio la messa alla domenica, sono in fin dei conti una seccatura’”.
“Possiamo, anzi, dobbiamo interrogarci sulle cause del non voto partendo da quel “cui bono?” che Cicerone attribuiva al console Lucio Cassio Longino. I partiti e la politica hanno molte colpe, ma dobbiamo anche chiederci chi trae vantaggio dalla crisi profonda della democrazia e della politica, i cui tempi, ritmi e dibattiti sono sempre più avvertiti come riti lontani dai veri problemi dei cittadini – conclude Ciambetti –. E su quest’ultimo punto, la riflessione è più che urgente”.



