Badanti, in Veneto parte il primo grande progetto regionale di qualificazione: 820 operatori da formare entro il 2026. Oltre 50 soggetti coinvolti
È stato presentato oggi, mercoledì 19 giugno, all’Opera Immacolata Concezione (OIC) di Padova, il “Progetto di qualificazione professionale degli operatori di assistenza familiare”, il primo in Veneto a coinvolgere in rete più di 50 soggetti pubblici e privati impegnati nel campo dell’assistenza agli anziani. Capofila dell’iniziativa è Enaip Veneto, ente con lunga esperienza nella formazione in ambito sociosanitario. Il progetto è finanziato con un milione di euro dalla Regione del Veneto attraverso fondi europei FSE+ e il bando dell’Assessorato regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro.
Un progetto ambizioso nato per rispondere a una delle grandi sfide demografiche del nostro tempo: l’invecchiamento della popolazione. Secondo le stime Istat, nel 2050 gli over 80 in Veneto saranno 663 mila, pari al 14% della popolazione. Un dato che rende urgente un rafforzamento della rete di assistenza, con particolare attenzione alla figura dell’assistente familiare – spesso senza formazione specifica, in condizioni precarie e ancora scarsamente riconosciuta sul piano professionale.
Il programma si pone una duplice finalità: migliorare le competenze delle badanti, e al tempo stesso valorizzarne il ruolo, favorendone l’integrazione nella rete dei servizi sociosanitari. Previsto il coinvolgimento, entro settembre 2026, di almeno 820 operatori, occupati o in cerca di occupazione, che potranno accedere a un corso gratuito online di 60 ore, fruibile da pc, tablet o smartphone. Al termine, i partecipanti che supereranno il test finale riceveranno un attestato utile per l’iscrizione al Registro regionale degli assistenti familiari e un voucher di 300 euro.
Il progetto si articola in una rete ampia e articolata: oltre a Enaip Veneto, partecipano 9 enti pubblici e amministrazioni locali (tra cui i Comuni capoluogo di provincia e alcune Aulss), 29 associazioni di famiglie e volontariato, 14 operatori del sistema di welfare (strutture sanitarie, enti formativi, Caf e agenzie per il lavoro) e due università – l’Università di Padova e Ca’ Foscari di Venezia – che cureranno anche specifici progetti di ricerca sul tema della regolarizzazione del lavoro e dell’integrazione nei servizi.
Accanto al corso e-learning, ogni partecipante potrà beneficiare di un accompagnamento individuale di 12 ore con attività di orientamento e consulenza. Da settembre, inoltre, verranno organizzati circa 80 eventi in presenza e 24 webinar in tutta la regione, per rafforzare le competenze acquisite e promuovere il progetto.
«Con questo progetto Enaip consolida il proprio ruolo nel settore del welfare – ha dichiarato Giorgio Sbrissa, amministratore delegato di Enaip Veneto – rispondendo ai bisogni di cura di tanti cittadini fragili e delle loro famiglie. Ancora una volta abbiamo saputo leggere i segnali del territorio».
Per l’assessora regionale Valeria Mantovan, «questo percorso formativo è unico in Veneto e mira a qualificare una figura spesso sottovalutata, puntando su una formazione flessibile, accessibile e concreta».
L’assessora alla Sanità e al Sociale, Manuela Lanzarin, ha ribadito l’importanza della domiciliarità come elemento di benessere per l’anziano e ha ricordato il contributo economico previsto dalla Regione per i caregiver.
Al convegno sono intervenuti anche il ricercatore Enrico Di Pasquale della Fondazione Leone Moressa, che ha sottolineato la crescita della domanda di lavoro di cura in un’Italia sempre più anziana, e il futurista Francesco Brunori di Skopìa, che ha esortato a ripensare il welfare con uno sguardo rivolto al futuro.
Secondo i dati Inps, nel 2023 erano 35.915 le badanti regolarmente assunte in Veneto, pari al 56,4% dei lavoratori domestici. Le province con il maggior numero sono Padova (7.391) e Verona (7.055), con incidenze sopra la media regionale. Ma si stima anche un’elevata presenza di lavoro irregolare: tra 35 e 40 mila persone opererebbero senza contratto, secondo l’Osservatorio Inps sul precariato.
L’orizzonte è fare di questo percorso formativo uno standard minimo per chi voglia intraprendere questa professione, rendendolo strutturale nel sistema veneto. Un passo avanti concreto per costruire un sistema di assistenza più inclusivo, qualificato e sostenibile.



