Unioncamere del Veneto ha diffuso oggi i risultati di VenetoCongiuntura, analisi sull’industria manifatturiera
VenetoCongiuntura è l’analisi congiunturale svolta da Unioncamere del Veneto, sull’industria manifatturiera. La ricerca è stata svolta su un campione di circa 2mila imprese con almeno 10 addetti, per un’occupazione complessiva di oltre 120mila addetti.
Il quadro complessivo segnala una situazione ferma e priva di impulsi espansivi, collocata in una fase di stagnazione a cui però non si aggiungono ulteriori segnali di calo.
“È una fotografia di incertezza e dinamica ancora modesta quella che ci restituisce l’indagine Veneto Congiuntura – commenta il presidente di Unioncamere del Veneto Antonio Santocono –. Se potevamo coglierlo dalla percezione delle imprese, che misurano la crescita di un punto percentuale su un periodo tradizionalmente scarico a luglio e agosto, l’analisi dei dati ci dà la consapevolezza di una macchina che viaggia al minimo“.
I dati del 2025: tra resilienza e dinamiche di mercato deboli
In uno scenario economico globale caratterizzato da forte incertezza – tra tensioni geopolitiche, politiche commerciali aggressive e un commercio internazionale ancora instabile – la manifattura veneta continua a distinguersi per la sua capacità di adattamento. Nonostante il clima complesso, le imprese regionali mostrano una tenuta complessiva che conferma la resilienza del settore, già emersa in altre fasi di difficoltà .
Nel terzo trimestre 2025, infatti, la produzione industriale del Veneto registra un risultato positivo: l’indice destagionalizzato mette a segno un aumento congiunturale dell’1,2%, un dato che segnala stabilità operativa. Un risultato che beneficia in parte della debolezza del 2024, quando diversi comparti industriali regionali avevano attraversato un periodo particolarmente critico.
Ciononostante, su base annua, il portafoglio ordinativi del manifatturiero continua a evidenziare una dinamica debole, con un incremento limitato degli ordini interni (+1%) e una lieve flessione di quelli esteri (–0,5%). Il quadro complessivo segnala un mercato ancora privo di impulsi espansivi e in stato di blocco.
“Il segnale positivo è che ancora una volta, nonostante la complessità a livello internazionale e il grado di instabilità delle politiche commerciali, l’economia veneta non va in segno negativo e mantiene un sia pur lieve incremento – spiega Santocono –. Quello che continua a preoccupare è l’assenza di una spinta decisa verso la crescita e di segnali di significativa ripresa. Insomma, se la pesiamo al netto delle diverse giustificazioni, siamo alla crescita zero”.
Le attese delle imprese per l’ultimo trimestre dell’anno si mantengono complessivamente positive e si collocano in linea con l’andamento dell’Economic Sentiment Indicator (ESI) della Commissione europea, che in ottobre ha registrato un aumento di 1,2 punti nell’area euro.
Contesto internazionale e nazionale: l’Italia fatica a tenere il passo con l’Europa

L’economia globale continua a muoversi in un quadro di rallentamento moderato, mentre il commercio internazionale rimane caratterizzato da forte volatilità , condizionata anche dall’incertezza che circonda le politiche commerciali. Nel terzo trimestre si osserva una lieve accelerazione del Pil sia in Cina sia nell’area euro. Negli Stati Uniti, invece, le previsioni di una crescita più contenuta e di un’inflazione in diminuzione hanno spinto la Federal Reserve a ridurre i tassi di interesse nel mese di ottobre.
Per quanto riguarda l’Italia, le stime preliminari indicano un Pil stabile nel terzo trimestre rispetto ai tre mesi precedenti: un dato analogo a quello della Germania, ma inferiore sia alla media dell’area euro sia ai risultati di Francia e Spagna. In sintesi, mentre alcune economie mostrano segnali di ripresa, l’Italia fatica a mantenere il passo con la crescita europea, pur evidenziando un parziale recupero sul fronte industriale.
“A livello internazionale, inoltre, entriamo nella fase di negoziazione della nuova programmazione pluriennale UE, che prevede una maggiore centralizzazione per la gestione dei fondi sul modello Pnrr e, quindi, un ruolo più marginale degli enti regionali – prosegue Santocono –. Se vogliamo avere programmi aderenti ai reali bisogni dei nostri territori dobbiamo essere compatti e incisivi per cogliere questa occasione per la costruzione di un Veneto sempre più competitivo, attrattivo e solidale”.
Le previsioni di Prometeia delineano per il Paese uno scenario di crescita debole nei prossimi anni: il Pil dovrebbe aumentare del +0,5% nel 2025, per poi mantenersi su valori simili nel medio periodo (+0,7% nel 2026 e +0,4% nel 2027). A livello regionale, ci si attende un andamento in linea: per il Veneto la crescita prevista è del +0,7% nel 2025, seguita da +0,6% nel 2026 e +0,5% nel 2027. Sul fronte della produzione industriale, a settembre l’indice destagionalizzato è aumentato del +2,8% rispetto ad agosto, recuperando il forte calo del mese precedente (-2,7%); nonostante ciò, la media congiunturale del trimestre mostra una lieve flessione pari a -0,5%.
La manifattura veneta

Nel terzo trimestre del 2025 l’industria del Veneto ha mostrato una buona capacità di tenuta, nonostante il clima di incertezza. La produzione industriale destagionalizzata è cresciuta dell’1,2% rispetto al trimestre precedente e, su base annua, registra un aumento tendenziale dell’1,6%. La stabilità del comparto riguarda tutti i principali raggruppamenti industriali: i beni di investimento evidenziano l’incremento più significativo (+2,4%), mentre i beni intermedi e i beni di consumo mostrano aumenti più contenuti, rispettivamente pari a +1,5% e +1,2%.
Osservando i singoli settori, l’andamento tra luglio e settembre 2025 risulta eterogeneo. Tessile e abbigliamento (+4,9%), metalli e prodotti in metallo (+3,2%), marmo-vetro-ceramica (+2,4%) e alimentare e bevande (+2,4%) registrano robuste variazioni positive, anche grazie al confronto con un terzo trimestre 2024 particolarmente negativo.
Più moderati invece gli incrementi delle macchine e apparecchi meccanici (+1,6%) e delle macchine elettriche ed elettroniche (+0,8%), mentre la gomma-plastica si mantiene quasi invariata (+0,1%). In controtendenza si collocano i risultati negativi della carta e stampa (-3,8%), del legno e mobile (-3%) e dei mezzi di trasporto (-2%). Il grado di utilizzo degli impianti raggiunge il 69%, un valore in linea con i livelli medi registrati sia nei trimestri precedenti del 2025 sia nel 2024 (70%).
Altri indicatori economici

Nel trimestre analizzato, il quadro degli ordinativi per le imprese manifatturiere rimane debole, confermando un mercato ancora privo di slancio. La domanda continua a essere limitata sia sul fronte interno sia su quello estero, un risultato che riflette l’incertezza generale dell’economia. Su base annua, gli ordini destinati al mercato nazionale mostrano comunque un lieve aumento del +1%, sostenuto in gran parte dalla forte crescita delle opere pubbliche collegate al Pnrr. Al contrario, gli ordinativi provenienti dall’estero registrano una flessione del -0,5%, segnalando un rallentamento della domanda internazionale.
Parallelamente, il fatturato delle aziende manifatturiere venete nel terzo trimestre 2025 cresce del +1,7% su base tendenziale, in linea con l’andamento della produzione industriale. A trainare questo risultato sono soprattutto il tessile-abbigliamento (+5,3%) e le macchine e apparecchi meccanici (+3,8%).
Per quanto riguarda le aspettative degli imprenditori per l’ultimo trimestre dell’anno, prevale un clima di fiducia o stabilità . Il 45,3% delle aziende prevede un aumento della produzione, un valore in linea con quello registrato nel medesimo periodo del 2024 (44,2%); cresce anche la quota di chi si attende un andamento stabile, dal 31,6% al 35,8%. Scende invece al 18,9% la percentuale di operatori che prevedono una diminuzione dei livelli produttivi, rispetto al 24,2% dell’anno precedente.
“Come sistema camerale dobbiamo stare vicini alle nostre imprese – conclude Santocono -. Abbiamo davanti a noi l’occasione preziosa dell’avvio della nuova legislatura del Veneto per rilanciare un modello collaborativo tra sistema camerale, categorie economiche e Amministrazione Regionale, un partenariato forte e strategico per condividere politiche e azioni a favore della competitività di imprese e territori“.



