La CGIA di Mestre segnala un aumento dello stock del 9,2%: vale a dire 3,2 milioni in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno
Secondo i dati diffusi dalla CGIA di Mestre, a livello territoriale le situazioni più difficili si sono verificate in provincia di Rovigo, dove la crescita della Cig presenta un incremento molto un preoccupante pari al +60,1%, a Venezia con il +59,5% e in provincia di Vicenza con il +10,8%. In forte controtendenza, invece, è Belluno che ha visto ridursi la richiesta del 16%. I settori più colpiti sono quello tessile, di abbigliamento e di calzature, quello dell’automotive, della metallurgia (lavorazione di ferro, alluminio e rame), e della produzione di macchine ed apparecchi meccanici.
Secondo l’ufficio studi della CGIA, il Veneto continua a distinguersi per i suoi risultati occupazionali. Nel corso del 2025 il numero degli occupati è in costante crescita e dovrebbe raggiungere quota 2 milioni 232 mila lavoratori, confermando la regione tra le più dinamiche d’Italia. Parallelamente, il tasso di disoccupazione è in ulteriore calo e si stima che scenderà sotto la soglia del 3%, con circa 70 mila persone senza lavoro. A livello nazionale, soltanto le province autonome di Trento e Bolzano registrano performance migliori.
Nonostante i buoni risultati raggiunti sul fronte dell’occupazione negli ultimi tre anni di governo, il merito – sottolinea la CGIA – va attribuito più alle imprese che alla politica. La crescita economica, infatti, è rimasta inferiore all’1% annuo, e con l’aumento dei posti di lavoro non è migliorata la produttività, soprattutto nei settori dei servizi e del terziario, purtroppo anche in Veneto.
Di conseguenza, le retribuzioni italiane, già inferiori alla media europea, stentano a crescere. Permangono inoltre criticità strutturali, come il basso tasso di occupazione femminile e l’elevata presenza di NEET.
Con la produzione industriale in rallentamento e l’aumento delle richieste di cassa integrazione, il quadro generale si fa più incerto. Per evitare che l’Italia segua l’esempio di Germania e Francia, già alle prese con una crisi dovuta alle tensioni geopolitiche e alla doppia transizione digitale ed ecologica, la CGIA invita a utilizzare in modo efficace e tempestivo i fondi del PNRR. Entro il mese di giugno 2026 restano da investire oltre 100 miliardi di euro, risorse che – se impiegate correttamente – potrebbero sostenere la ripresa e modernizzare il Paese.


