L’allarme di Cisl Venezia: “Troppe realtà si stanno disimpegnando, altre stanno delocalizzando le attività di produzione”
“Siamo molto preoccupati per il destino di molte aziende di Porto Marghera. Troppe realtà si stanno disimpegnando, altre stanno delocalizzando le attività di produzione, con conseguenti ripercussioni su chi, invece, resta”. È l’allarme lanciato dal Segretario generale della Femca Cisl Venezia, Francesco Coco, intervenendo qualche giorno dopo l’incontro che ha decretato la fine dell’esperienza di Altuglas a Porto Marghera.
La crisi di di Altuglas a Porto Marghera: 51 lavoratori a rischio
Nell’incontro all’Unità di Crisi in Regione del 10 novembre, la società americana (nata nel 2021 dopo l’acquisizione di Arkeema) ha fatto marcia indietro sull’ipotesi di rilancio nel polo industriale di Venezia, dichiarando l’impossibilità di poter rimanere nel nostro territorio per gli eccessivi costi energetici e per la concorrenza dei mercati esteri. A questo punto, 51 persone rischiano il posto di lavoro, anche se i sindacati stanno spingendo perché si trovi una soluzione alternativa. “Entro il 5 dicembre prossimo Altuglas deve presentare un progetto, affinché qualche gruppo o cordata possa essere interessata a rilevare l’azienda e a investire – spiega Coco – . Ci auguriamo che qualcuno si faccia avanti e possa esserci continuità e salvaguardia occupazionale. Se così non fosse, sarebbe un altro brutto colpo non solo per gli stessi dipendenti ma pure per le imprese collegate. È l’ennesima crisi di un’area che da 25 anni è in sofferenza; troppe aziende se ne sono andate e se non si fa subito qualcosa, questo polo rischia di diventare un museo industriale“.

La crisi di Altuglas, infatti, si sta facendo sentire verso altre aziende, prime tra tutte 3V Sigma, che proprio da Altuglas riceve la fornitura di ammoniaca essenziale per la sua produzione. “Già 3V Sigma arriva da un periodo complicato dovuto all’incendio del maggio 2020 – continua Coco – e a fatica sono riusciti a riavviare gli impianti. Con la chiusura di Altuglas, per 3V Sigma è un grosso problema non solo per Porto Marghera ma pure per gli impianti del Bergamasco, dove ha altri stabilimenti. Non solo, a rischio di chiusura definitiva c’è pure la Engie Energia, che riceve il gas povero proprio dalla Altuglas”.Â
“Politiche concrete per salvaguardare il polo industriale di Marghera”
“Certo è che serve un rilancio immediato di Porto Marghera, in caso contrario avremo molte altre vertenze da sostenere e lavoratori a rischio“, afferma Coco. Un’area che ha visto passare dagli oltre 10 mila dipendenti sino agli anni Duemila al migliaio, o poco più, attuali. Un’area diventata il fiore all’occhiello dell’industria Italia ed europea, e oggi a rischio di sparizione.
“Servono politiche concrete per salvaguardare il polo industriale di Marghera ma anche una politica che creda e ci creda nel suo rilancio – continua Coco – . Come Femca Cisl siamo favorevoli allo sviluppo dell’economia circolare anche attraverso lo sviluppo della chimica verde e sostenibile e per poterla realizzare, abbiamo bisogno di progetti concreti per il rilancio e lo sviluppo del territorio. Dobbiamo essere attrattivi per le realtà industriali e sostenere chi ha deciso di rimanere: perché ciò accada, si deve essere credibili. Venezia non può perdere un’area strategica come Marghera ma, al contrario, dev’essere da traino perché torni centrale non solo per il Veneto ma per il nostro Paese“.
Zanocco: “L’industria chimica al centro dell’interesse delle istituzioni”
Dello stesso avviso è anche il Segretario generale della Cisl Venezia, Michele Zanocco. “Il nostro territorio sta vedendo una forte crescita delle attività turistiche e commerciali ma questo settore da solo non può garantire uno sviluppo e una tenuta sociale sufficiente se non accompagnato da un rilancio della presenza industriale – spiega Zanocco – . La tenuta del welfare sociale, la sicurezza urbana e l’integrazione di chi arriva nel nostro territorio per mettere radici, dipendono dal modello di sviluppo locale. I dati ci dicono in maniera chiara come il valore aggiunto delle attività industriali superi abbondantemente quello di altri settori e come la sua distribuzione mediamente interessa anche i redditi da lavoro e non solo i proprietari dell’impresa“.

“È per questo che l’insieme di questi fattori, la redditività di impresa, ricerca sviluppo e innovazione, il livello di reddito dei lavoratori, la presenza di abitazioni a prezzi ragionevoli garantiscono l’attrattività territoriale per i lavoratori e le competenze necessarie per far fronte all’inverno demografico che sta pesantemente colpendo il territorio veneziano e Veneto – conclude il segretario di Cisl Venezia -. E in questo l’industria chimica può e deve essere al centro dell’interesse delle istituzioni provinciali e regionali“.



