Un 2025 difficile si profila in Veneto per le imprese, minacciate su due fronti: l’aumento dei costi energetici e le possibili conseguenze dell’introduzione di nuovi dazi commerciali verso gli Stati Uniti.
La CGIA di Mestre lancia l’allarme: l’effetto combinato di queste due criticità potrebbe causare un danno economico senza precedenti, spingendo il sistema economico regionale verso una fase di stagflazione.
Secondo le stime dell’Ufficio Studi della Cgia , il caro energia potrebbe pesare sulle casse delle imprese venete per 1,5 miliardi di euro in più rispetto al 2024, una cifra che rappresenta un aumento del 19,3%. Nel frattempo, gli Usa, terzo mercato di sbocco per l’export veneto, rischiano di diventare meno accessibili a causa delle politiche protezionistiche promosse dall’amministrazione Trump.
Costi energetici alle stelle
Il rapporto della Cgia evidenzia che per il 2025 i costi complessivi delle bollette potrebbero toccare i 9,5 miliardi di euro per il sistema imprenditoriale veneto, suddivisi tra 7,1 miliardi di spesa per l’elettricità e 2,4 miliardi per il gas. Le stime si basano su un prezzo medio del gas di 50 euro/MWh e dell’energia elettrica di 150 euro/MWh, valori che seguono l’andamento registrato negli ultimi due anni.
“Se i consumi energetici del 2023 resteranno invariati nei prossimi anni, il Veneto dovrà fare i conti con una ‘stangata’ che potrebbe ridurre la competitività delle sue imprese, aggravandone le difficoltà economiche,” si legge nel report della CGIA.
Dazi: un altro freno per l’export
Accanto al problema del caro energia, la Cgia richiama l’attenzione sui rischi derivanti dai nuovi dazi USA. Nel 2023 le esportazioni verso gli Stati Uniti hanno raggiunto un valore di 7,5 miliardi di euro, pari al 9,1% del totale regionale. Settori strategici come l’occhialeria, il tessile, l’abbigliamento e i macchinari sarebbero i più colpiti, con una prevedibile contrazione delle vendite.
La minaccia stagflazione
Combinando caro energia e dazi, il rischio per il Veneto è entrare in una fase di stagflazione, caratterizzata da un Pil fermo e da un’inflazione elevata. “Un simile scenario aggraverebbe ulteriormente le difficoltà già registrate durante la crisi post-pandemia, riducendo il potere d’acquisto delle famiglie e bloccando nuovi investimenti,” avverte la Cgia.
Secondo il report, un contesto di stagflazione potrebbe tradursi in una crescita economica nulla per l’intera regione e spingere molte imprese ad abbassare la produzione per sostenere i costi, con ricadute importanti sull’occupazione e sull’economia locale.
Gli interventi necessari
La Cgia individua due strade principali per affrontare questa complessa situazione:
- Tetto europeo al prezzo del gas: Un’iniziativa necessaria per contenere le speculazioni sui mercati energetici e mitigare il rincaro delle bollette.
- Sfruttamento ottimale del PNRR: Restano a disposizione 130 miliardi di euro di fondi europei da utilizzare entro il 2026. La Cgia ricorda che, secondo la Bce, un’efficace gestione di tali risorse potrebbe incrementare il PIL italiano dell’1,9% entro il 2026 e dell’1,5% fino al 2031.
Un avvertimento da non sottovalutare
Le imprese venete, note per la loro resilienza e capacità di innovazione, sono chiamate ad affrontare sfide imponenti in uno scenario economico che si fa sempre più incerto. L’allarme lanciato dalla Cgia di Mestre mette in evidenza non solo l’urgenza di affrontare il caro energia, ma anche la necessità di politiche strategiche per evitare che i dazi e l’aumento dei costi operativi possano compromettere uno dei principali motori economici del Paese.



