L’aggressore l’ha chiamata al telefono convincendola a scendere in strada, ma una volta uscita di casa l’ha costretta a seguirlo e ha abusato di lei più volte
Deve aver avuto il cuore in gola, quando ha ricevuto quella telefonata. Deve aver temuto il peggio, non sapendo che il peggio, per lei, in realtà doveva ancora arrivare. È iniziata proprio così, con una chiamata ricevuta da uno sconosciuto, che le chiedeva di scendere in strada per comunicarle qualcosa di brutto, lasciando intendere si trattasse del figlio appena diciottenne, in grave pericolo.
Qualunque madre avrebbe fatto lo stesso: è uscita di casa, è scesa in strada, ma l’uomo che si è trovata di fronte le ha mostrato una pistola infilata nella cintura e l’ha costretta a seguirlo in un appartamento in zona Palestro a Padova: l’ha violentata. Poi il suo agguzzino l’ha costretta a seguirlo in un secondo appartamento, poco distante, disabitato, dove ha abusato di lei ancora una volta.
Un’intera mattina di violenze sessuali, terminate dopo che la donna ha ricevuto alcune chiamate da parte del figlio: non era in pericolo. Si è quindi liberata ed è riuscita a fuggire in strada per chiedere aiuto.
Ora i poliziotti della squadra mobile di Padova sono riusciti a rintracciare l’aggressore: si tratta di un cittadino kosovaro di 36 anni, irregolare e pluripregiudicato. L’uomo è gravemente indiziato di avere sequestrato e violentato, la mattina di sabato 12 aprile, una donna albanese di 37 anni.
All’alba di lunedì, i poliziotti hanno individuato l’appartamento dove era stata sequestrata la donna, sorprendendo l’uomo mentre dormiva. È emerso che l’uomo era stato più volte controllato dalle forze dell’ordine, già dal 2012, con numerosi precedenti penali e condanne per furti, resistenza a pubblico ufficiale e reati in materia di immigrazione clandestina.
Si trova in libertà da poche ore: era stato scarcerato dalla casa circondariale di Padova il giorno prima dell’aggressione dove si trovava dall’ottobre 2024, dovendo scontare una condanna a 10 mesi di reclusione per reati contro il patrimonio. Ora per lui si sono riaperte le porte del carcere.



