Dopo la rinuncia al processo d’appello di Turetta, anche la Procura fa marcia indietro sull’impugnazione contro la condanna all’ergastolo: la decisione pone ufficialmente la parola fine alla vicenda processuale
A metà ottobre, Filippo Turetta aveva rinunciato al processo d’appello, dichiarandosi “sinceramente pentito”. Ora anche la Procura Generale presso la Corte d’Appello di Venezia ha deciso di rinunciare all’impugnazione contro la condanna all’ergastolo del ragazzo, responsabile del femminicidio di Giulia Cecchettin: la condanna di Turetta è dunque definitiva.
A dare comunicazione del fatto, sono stati i legali della famiglia Cecchettin, gli avvocati Nicodemo Gentile, Piero Coluccio e Stefano Tigani, che hanno ricevuto a loro volta la comunicazione della scelta dalla corte d’Appello di Venezia.Â
Filippo Turetta era stato condannato all’ergastolo in primo grado per l’omicidio dell’ex fidanzata, Giulia Cecchettin, avvenuto l’11 novembre 2023 a Fossò, rinunciando in seguito all’impugnazione dell condanna: “Accetto l’ergastolo e non chiedo attenuanti”, aveva affermato in una lettera alla Corte d’Assise, alla Procura Generale, alla Procura Ordinaria e alla Corte d’Appello, dichiarando di volersi assumere “la piena responsabilità ” del caso.
La Procura aveva in seguito fatto ricorso contro la sentenza di primo grado, facendo richiesta che fossero riconosciute anche le aggravanti della crudeltà e dello stalking, escluse invece dalla Corte d’Assise: la condanna disposta per Turetta, giunta il 3 dicembre 2024, era stata comunque l’ergastolo con l’aggravante della premeditazione. La marcia indietro della Procura pone dunque ufficialmente la parola fine alla vicenda processuale, per la quale era altrimenti prevista per il prossimo 14 novembre la prima udienza di secondo grado.
I legali Cecchettin: “Scelta coerente, giusta e pienamente condivisibile”
Per i legali della famiglia Cecchettin, si tratta di “una scelta che, a seguito della rinuncia all’appello da parte dell’imputato Filippo Turetta, riteniamo coerente, giusta e pienamente condivisibile”. La rinuncia dell’imputato, di fatto, “rende definitiva la sentenza di primo grado e cristallizza, senza più margini di dubbio, la sussistenza dell’aggravante della premeditazione, che è tra le circostanze più gravi e subdole previste dal nostro ordinamento”.
“La famiglia Cecchettin ha affrontato ogni fase del processo con dolore profondo, ma anche con straordinaria dignità – hanno spiegato i legali della famiglia di Giulia Cecchettin -. Oggi sente l’esigenza di voltare pagina, di interrompere quel circuito giudiziario che, inevitabilmente, continuava a riaprire la ferita. Con la definitiva affermazione delle gravissime responsabilità dell’imputato Filippo Turetta, resta ora un impegno essenziale: trasformare il dolore in consapevolezza, affinché la società – a partire dai più giovani – possa riconoscere, prevenire e contrastare le radici profonde della violenza di genere”.
La condanna all’ergastolo di Filippo Turetta: fine pena mai?
Turetta resterà dunque detenuto nel carcere di Montorio a Verona a scontare la propria condanna: fine pena mai. Ma è proprio così?
Certamente, Turetta è consapevole che “dovrà passare buona parte della vita in carcere”, aveva già fatto sapere il suo avvocato. Buona parte, non tutta: il sistema della giustizia in Italia considera infatti scopi “rieducativi”, con la possibilità di lavorare e avere accesso a permessi e, addirittura, alla libertà condizionale. Soltanto per reati di mafia o terrorismo l’ergastolo è effettivo, ma per un caso come quello di Turetta, la libertà condizionale potrebbe arrivare ai suoi 48 anni, dopo 26 anni di detenzione.


