La campagna “No Space for Bezos” prevede l’occupazione di strade e canali di Venezia per inviare un messaggio chiaro al fondatore di Amazon: “Qui non sei il benvenuto”
Da settimane ormai si parla del fantomatico e lussuoso matrimonio del miliardario statunitense Jeff Bezos, fondatore di Amazon, e Lauren Sánchez, ex giornalista televisiva. L’evento, il cui costo stimato si aggira intono ai 10 milioni di euro, occuperà la laguna da oggi fino a sabato 28 giugno, giorno effettivo della festa per cui è stata messa a disposizione dal sindaco Luigi Brugnaro la chiesa dell’Abbazia della Misericordia.
Le reazioni di manifestanti e no-Bezos non sono tardate ad arrivare. Diversi enti hanno infatti aderito alla campagna “No Space for Bezos”. I manifestati prevedono dunque di occupare le strade e i canali della laguna il 28 giungo, giorno dell’evento, per impedire il raggiungimento della chiesa via terra e via mare e comunicare al multimiliardario un messaggio chiaro: “Qui non sei il benvenuto”.
Ad aderire alla protesta contro l’evento in perfetto stile hollywoodiano tutto il gruppo no global e persino Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia). Inoltre ad unirsi alla protesta il Comitato no grandi navi – Laguna bene comune, il centro sociale Rivolta e Extinction rebellion e l’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari, che ha inoltre attaccato l’attuale sindaco dichiarando che: “Ha messo a disposizione la chiesa dell’Abbazia della Misericordia con conflitto d’interessi spaventoso, visto che è uno spazio che si è autoassegnato da imprenditore a una delle sue società”.
Ma quali sono i motivi di questa protesta? Tutti gli aderenti hanno chiarito fin da subito che non si tratta di essere contrari al matrimonio di per sé. Le polemiche si dividono sostanzialmente in due filoni principali: da un lato ciò che il matrimonio rappresenta per Venezia, città vista come una vetrina di cui consumare i beni estetici mentre i residenti faticano sempre di più a sopravvivere; dall’altro ciò che Jeff Bezos rappresenta in questo momento storico.
Venezia: “Città vetrina venduta al miglior offerente”
“Non stiamo protestando contro le nozze, ma contro la visione di Venezia come una città in cui si viene solo per consumare“, dichiara Marta Sottoriva, organizzatrice della campagna “No Space for Bezos”.
La prima tematica, sempre più centrale, è quindi quella dell’uso (o abuso) della città lagunare. Venezia, sostengono gli aderenti alla protesta, è usata da anni ormai come vetrina, mercificata per la vendita al miglior offerente che distrugge il già delicato tessuto urbano, intrecciata sempre di più con il delicato tema dell’overtourism.
Venezia è ormai diventata un simbolo globale dell’impatto del turismo di massa. Ogni anno infatti, circa 30 milioni di persone visitano la città, a fronte dei soli 51mila residenti nel centro storico e 250mila sulla terraferma. Molti abitanti lamentano di essere stati spinti fuori dai propri quartieri a causa dell’impennata dei costi, mentre le infrastrutture cittadine faticano a reggere la pressione del flusso turistico e le abitazioni per i residenti spariscono in un mercato che cede sempre più spazio alle locazioni turistiche.
Secondo Sottoriva, Venezia guarda sempre più ai turisti e ai grandi eventi, trascurando le esigenze dei residenti. Una direzione che sta portando “allo spopolamento e alla chiusura di molti servizi e spazi per i locali”. In questo senso, il matrimonio di lusso e l’overtourism rappresentano due facce della stessa medaglia: “Una visione della città come merce”.
Jeff Bezos: “Simbolo di una ricchezza costruita sullo sfruttamento dei molti”
Sono pochi i dettagli sul grande evento, che in realtà prevede circa 200 ospiti di fama mondiale che alloggeranno negli hotel più esclusivi della città. Bezos raggiungerà invece la laguna a bordo di uno dei suoi yacht.
Non è però la prima volta che Venezia fa da palcoscenico a matrimoni lussuosi di celebrità multimilonarie. È stato il caso delle nozze tra George Clooney e Amal Ramzi Alamuddin per esempio, o ancora quello di Vinita Agarwal, ereditiera indiana che nel 2011 ha celebrato a Venezia il suo matrimonio da circa 20 milioni di dollari.
Quindi perché questa ostilità contro il magante americano? Il problema, sostengono gli aderenti alla protesta, sta proprio nello spazio economico e politico che Jeff Bezos occupa in questo momento storico così delicato.
Bezos è il simbolo di una ricchezza costruita sullo sfruttamento: delle risorse umane, ambientali e tecnologiche. Gli attivisti ricordano la presenza del miliardario all’inaugurazione presidenziale di Donald Trump e la sua amicizia con il presidente americano, responsabile, solo per citare gli ultimi avvenimenti, degli attacchi in Iran di questi giorni, e figura in generale controversa per qualsiasi sostenitore dei diritti civili e umani.
Bezos rappresenta plasticamente il capitalista che genera sì lavoro ma di bassa manovalanza, oppositore della sindacalizzazione e dei diritti dei lavoratori, e soprattutto è uno dei fattori che hanno sconvolto il sistema commerciale esistente, è colpevole di tante ricadute negative per i negozi tradizionali, di impatto ambientale e sfruttamento umano.
Il punto è “che Jeff Bezos è uno dei padroni del mondo, simbolo del capitalismo digitale, dello sfruttamento del lavoro, dell’elusione e dell’evasione fiscale”, spiega Stefano Micheletti, uno dei portavoce della protesta.

L’opposizione quindi non è tanto nei confronti del matrimonio di per sé, ma contro ciò che rappresenta. Per la mercificazione di Venezia da un lato e per la figura di Bezos dall’altro. Ostacolare Jeff Bezos significa, secondo gli oppositori, ostacolare la guerra, il sistema capitalista della sovra produzione estrema e sostenere invece i diritti civili, umani e ambientali.
Sottoriva riassume in un unico concetto, concludendo: “Non abbiamo bisogno di Bezos. Abbiamo bisogno di case, di salari dignitosi e di un futuro sostenibile”.



