Il presidente del Consiglio regionale del Veneto: “Nessuna ostilità verso chi si integra, ma no a scorciatoie ideologiche“
“Il risultato del referendum sulla cittadinanza è inequivocabile”. Ne è convinto il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, che commenta l’esito del manca quorum del quinto quesito referendario, per il quale, insieme agli altri quattro quesiti relativi al lavoro, gli italiani nei giorni scorsi si sono recati – o, per meglio dire, avrebbero dovuto recarsi – alle urne.
Secondo Ciambetti, “il quesito più ideologico, quello che voleva dimezzare i tempi per ottenere la cittadinanza italiana, è stato respinto non solo dall’astensione, ma da oltre un terzo dei votanti, con quasi due milioni e mezzo di Sì in meno rispetto agli altri quesiti – spiega il presidente del Consiglio regionale veneto -. Un dato che deve far riflettere profondamente, soprattutto chi ha creduto di poter forzare la mano su un tema così delicato”.
“Anche nelle cosiddette “regioni rosse” e tra l’elettorato popolare di sinistra non sono mancati segnali di insofferenza verso un progetto percepito come ideologico e disancorato dalla realtà – continua Ciambetti -. Non si tratta di essere contro chi lavora onestamente e si integra, seguendo le regole attuali. Ma la cittadinanza italiana non può e non deve diventare un automatismo. È un traguardo che si conquista, non un diritto da concedere per motivi di propaganda”.
“Serve governare l’immigrazione con equilibrio e fermezza, non subirla – conclude Ciambetti –. È ora che anche chi ha responsabilità politiche nazionali smetta di voltarsi dall’altra parte. Le regole non si svuotano, si rispettano”.


