Oltre mille persone alla 17esima “Festa del Carciofo violetto” per gustare il prodotto tipico dell’isola
Si è tenuta ieri alla Torre Massimiliana di Sant’Erasmo, la 17esima “Festa del Carciofo violetto”, manifestazione del palinsesto de “Le Città in Festa” che oltre al prodotto agricolo tipico dell’isola, celebra anche arte e tradizioni.
La giornata ha visto protagonista indiscusso dell’evento il carciofo violeto di Sant’Erasmo, presente nell’agrimercato con la sua vendita e poi con le visite guidate alla carciofaia, ma anche con i consigli di cucina con suggerimenti di ricette prelibate a base di carciofi e nello stand gastronomico, con diverse proposte di prodotti a base di carciofi.

“La Festa del Carciofo violetto – ha dichiarato l’assessore alla Promozione del territorio del Comune di Venezia, Paola Mar, presente alla manifestazione per portare i saluti dell’Amministrazione insieme all’assessore alla Mobilità e Viabilità, Francesca Zaccariotto, e al consigliere delegato ai Rapporti con le isole, Alessandro Scarpa ‘Marta’ – valorizza notevolmente questo prodotto che rappresenta anche Presidio Slow Food. E’ stato molto interessante vedere come il carciofo possa essere utilizzato in varie ricette tipiche della tradizione, quanto innovative, con lo scopo di soddisfare tutti i palati. Un festa ben riuscita e che ha portato a Sant’Erasmo qualche migliaio di persone”.
Il carciofo violetto di Sant’Erasmo: una prelibatezza della laguna
“Tenero, carnoso, spinoso e di forma allungata, il carciofo di Sant’Erasmo ha le brattee color violetto cupo”. Lo descrive così Slow Food, che sul proprio sito racconta la storia di questo tipico prodotto: “Un tempo negli orti della laguna lo concimavano con le scoasse (la spazzatura, in veneziano) oppure con conchiglie e gusci dei granchi, che servivano per correggere l’acidità dei terreni. Per proteggere le piantine dal vento di bora invece si tiravano su le motte, cioè piccoli cumuli di terreno, dalla parte rivolta verso il mare”.

Insomma, un ortaggio la cui tradizione ha radici lontane. “Gli articiochi, così si chiamano i carciofi a Venezia – continua Slow Food –, sono stati introdotti nella cucina veneziana dalla comunità ebraica“.
Il carciofo di Sant’Erasmo è tutelato anche dal Consorzio del Carciofo Violetto di Sant’Erasmo, che si pone l’obiettivo la promozione la produzione e il consumo del prodotto, garantendone la qualità e l’originalità.


