I saldi estivi si avviano verso una conclusione, prevista per il 31 agosto, in forte calo, dovuta al calo dei consumi ma anche al proliferare di campagna pre-saldi lanciate prima delle date ufficiali
“Di chi è la colpa se i saldi, che si chiudono ufficialmente domenica 31 agosto, quest’estate non sono mai veramente decollati”, domanda Riccardo Capitanio, presidente di Federmoda Confcommercio Veneto.
Un unico colpevole sembra difficile da individuare. I costi in costante aumento da un lato, e le famiglie in difficoltà economiche dall’altro, hanno sicuramente influenzato il forte calo dei saldi 2025. Secondo Capitanio però, ad aggiungersi alla lista dei responsabili ci sarebbe la “giungla di promozioni e sconti che precedono il periodo dei saldi”. Un’ipotesi avvalorata dal fatto che i “saldi mascherati” sono partiti circa un mese prima del 5 luglio, data ufficiale di inizio sconti.
Il calo dei saldi è un fenomeno ormai noto da qualche anno. I saldi “non hanno più l’appeal di un tempo – spiega Capitanio -. I cosiddetti ‘pre-saldi’, oltre che rappresentare una pratica scorretta hanno, di fatto, depotenziato il periodo riducendo gli introiti dei saldi (invernali ed estivi) da un significativo 35% ad un residuale 15%, tendente al ribasso”.
“Questo significa che una riflessione si impone“, afferma il presidente di Federmoda. La riflessione sul tema porta, secondo Capitanio, ad una domanda: “È venuto il momento di abolire i saldi”?
“Se si continua così la risposta è sì”, prosegue Capitanio. Infatti, già lo scorso anno il volume dei saldi estivi si era ridotto di un -8% rispetto al 2023. Anche quest’anno, si registra un valore medio negativo cha va da -3% a -5%.
Questo dato, dovuto anche al calo della spesa delle famiglie e dei turisti, è motivato in special modo dal fatto che “all’inizio dei saldi chi aveva voluto comprare qualcosa lo aveva già fatto contando su compiacenti avvisi whatsapp soprattutto delle catene che segnalavano che gli sconti erano già disponibili ben prima del 5 luglio”.
Dunque, per salvare il questa situazione servirebbero regole. “Rischiamo di fare come Don Chisciotte che andava contro i mulini a vento – ammette il presidente di Federmoda Confcommercio Veneto – per cui se il negozio di vicinato, aldilà dell’aspetto contingente dei saldi, vorrà mantenersi sul mercato, bisognerà che investa sulla qualità, sull’originalità e sulla relazione con il cliente”.
Nel frattempo, mentre si ragiona sul futuro dei saldi, il settore moda denuncia tutte le sue criticità. Il 46% dei negozi che chiudono (dato Confcommercio riferito all’intero territorio nazionale) sono negozi del comparto.
Arrivati quasi alla conclusione di questa stagione di saldi, “non ci resta che sperare in un settembre che faccia ‘il settembre’ – conclude Capitanio – altrimenti il rischio è che non si venda più l’estivo perchè ‘è settembre’ e non si venda nemmeno l’autunnale ‘perchè fa troppo caldo’. Ma, al contrario di tutto il resto dove si può e si deve fare qualcosa, sul meteo, a parte un doveroso comportamento sostenibile, possiamo fare veramente poco”.



