“Educare al consenso per vincere la violenza sulle donne” è il titolo della conferenza stampa organizzata oggi dal Pd
Le misure di prevenzione contro la violenza sulle donne non funzionano. “Il carcere per gli aggressori è l’unico modo per tutelare le donne. Serve un messaggio forte: la vita delle donne conta”. Queste le parole dell’eurodeputata Alessandra Moretti alla conferenza stampa “Educare al consenso per vincere la violenza sulle donne”.
Nel corso della conferenza stampa organizzata dal Partito democratico, dalle Democratiche del Veneto e dal candidato del centrosinistra Giovanni Manildo, è stato presentato un pacchetto di proposte per rafforzare la tutela e la prevenzione della violenza di genere.
Le linee guida si basano su tre principi: proteggere le donne, educare al consenso e promuovere la formazione a ogni livello, dagli adolescenti ai magistrati. “La cultura patriarcale continua a produrre sentenze che colpevolizzano le vittime – ha sottolineato Moretti –. Servono risorse, formazione e una rete capillare di centri antiviolenza: in Veneto ne esistono solo trenta, ne servirebbero almeno centoventi”.
Il candidato presidente per il centrosinistra Giovanni Manildo ha evidenziato come ogni femminicidio rappresenti un fallimento collettivo. “La Regione deve diventare un presidio attivo di prevenzione, educazione e sostegno. Proporrò un Fondo regionale per la prevenzione della violenza di genere e l’autonomia delle vittime, con sportelli attivi 24 ore su 24, formazione obbligatoria per gli operatori pubblici e un grande piano educativo nelle scuole”.
Claudia Longhi, portavoce delle Democratiche del Veneto, ha denunciato l’aumento costante delle aggressioni, che considera “una reazione all’assertività e all’autonomia delle donne“. Longhi chiede una legge sul consenso, non come misura punitiva ma come strumento per ridefinire le relazioni sociali su basi di rispetto e dignità. “Educare significa insegnare a gestire emozioni, rifiuti e frustrazioni. Servono psicologi in tutte le scuole di ogni ordine e grado”.
Tra le proposte dei democratici c’è appunto l’istituzione di un Fondo regionale per la prevenzione della violenza di genere e l’autonomia delle vittime. Il fondo, finanziato con risorse regionali e fondi europei, prevede l’apertura di uno sportello unico regionale H24-multicanale per vittime di violenza di genere.
Ancora, il Pd propone un programma di formazione obbligatorio per tutti gli operatori pubblici del territorio (sanità, polizia locale, scuole, servizi sociali) sul riconoscimento precoce dei segnali di violenza, sulla traiettoria femminicida e sulle risposte integrate, con monitoraggio degli esiti.
Inoltre, la proposta prevede alleanza con scuole, università e imprese per un piano educativo regionale, fin dal secondo ciclo, che affronti il tema delle relazioni tra generi, del consenso, della violenza simbolica e digitale, dello stalking e della violenza assistita, con l’obiettivo di cambiare cultura e prevenire.
Infine si suggerisce la diffusione di case-rifugio protette anche nei territori minori e montani, collegate a percorsi di autonomia abitativa e lavorativa per donne che escono dalla violenza. Ultimo punto un monitoraggio regionale trasparente.
“I femminicidi sono una guerra contro i corpi e le vite delle donne – ha ribadito Moretti –. Servono strumenti nuovi: investimenti nell’educazione, nella formazione e nella cultura del rispetto. Educare al consenso è l’arma più efficace per cambiare il futuro“. L’eurodeputata ha anche richiamato l’attenzione sulla violenza digitale, chiedendo norme chiare per perseguire chi gestisce o alimenta piattaforme che diffondono contenuti offensivi o abusivi.
Alla conferenza hanno preso parte anche diverse candidate alle prossime elezioni regionali. Tra loro, Vanessa Camani, che ha ricordato l’impegno già avviato dal gruppo Pd in consiglio regionale: “Abbiamo rafforzato la rete antiviolenza, potenziato la formazione dei docenti e istituito l’Osservatorio regionale sulla violenza di genere. Ma questo impegno deve continuare, con ancora più determinazione”.
L’obiettivo comune resta chiaro: trasformare la cultura del consenso in una base educativa e civile per un Veneto più giusto, più libero e più umano.



