Bassissima la partecipazione alle urne per i referendum abrogativi dell’8 e 9 giugno: in Veneto ha votato il 26,21% degli aventi diritto
Lontanissimi dal raggiungimento del quorum, il numero di astensioni è stato altissimo in tutta Italia per i 5 referendum abrogativi dell’8 e 9 giugno in tema di lavoro e cittadinanza.
In tutto il paese ha votato solamente il 30,58% della popolazione avente diritto. Il Veneto conferma questo trend registrando un “numero si astensioni da record”. Infatti, hanno votato solamente il 26,21% degli aventi diritto nella regione veneta.
A seguire alcuni dei commenti a caldo di esponenti politici e associazioni.
Alberto Villanova (Lega-Lv): “I referendum di Cgil, Pd e 5 Stelle sono stati un flop clamoroso”
Il presidente dell’intergruppo Lega – Liga Veneta Alberto Villanova fa notare come la percentuale dei votanti veneti sia tra le più basse del nord. Secondo Villanova questo è avvenuto perché: “Il nostro popolo non ha condiviso la proposta di Landini e men che meno ha dimenticato chi boicottato l’autonomia. Volevano un referendum per abolire l’unica riforma che i veneti vogliono davvero: la nostra gente li ha ripagati con gli interessi”.
L’esponente leghista ribadisce che “nonostante l’assillante campagna di Landini, Salis e Schlein”, in Italia si sono recati alle urne meno di un terzo degli aventi diritto. Si tratta di una lettura politica chiarissima per Villanova, che aggiunge: “Neanche gli elettori di area di sinistra, pur precettati, erano convinti delle proposte di Landini e Schlein. Gli italiani non vogliono regalare la cittadinanza: i diritti si meritano dimostrando di volersi integrare con un lavoro, imparando la nostra lingua e rispettando le nostre leggi”.
Luca De Carlo (FdI): “Da tentata spallata a clamoroso autogol”
“Doveva essere una spallata al Governo Meloni, si è trattato del più grosso autogol nella storia della sinistra. In un colpo solo, sono riusciti a rompere l’unità sindacale e a far registrare il peggior risultato della storia per quanto riguarda l’affluenza ai referendum abrogativi”, commenta il senatore di Fratelli d’Italia Luca De Carlo.
Per il senatore si è trattato di una strumentalizzazione di temi delicati, come quello del lavoro e della cittadinanza, che ha portato ad un unico risultato, opposto a quello desiderato. Se l’obiettivo era mandare un messaggio alla presidente Meloni, aggiunge De Carlo: “Ci sono riusciti. Il messaggio che è arrivato dalle poche schede infatti è chiarissimo: i cittadini riconoscono e premiano l’operato di questo governo di centrodestra sui temi del lavoro. Gli italiani sanno distinguere quello che è un vero atto di democrazia partecipata da quel che invece è una strumentalizzazione politica e partitica: la sonora sconfitta della sinistra è l’evidente segnale dello scollamento tra loro e le reali esigenze dei cittadini”.
Michele Zanocco (Cisl Venezia): “Battaglia anacronistica che non affronta le criticità del presente”
“L’esito del voto referendario dimostra che è stato un errore guardare al futuro attraverso lo specchietto retrovisore relativamente alle attuali necessità del mondo del lavoro: questo contesto è cambiato e richiede nuove tutele. Questi referendum sono stati una battaglia anacronistica che non affronta le vere criticità del presente, come il persistente divario tra il record di occupati e la stagnazione dei salari“, afferma Michele Zanotto, segretario generale di Cisl (Confederazione italiana sindacati lavoratori) di Venezia.
La Cisl propone infatti un approccio innovativo, puntando sulla formazione continua e sul rafforzamento delle competenze dei lavoratori. C’è la necessità di operare tutti assieme, sindacato, imprese, forze politiche e istituzioni per la costruzione di uno “Statuto della Persona”.
È necessario, per Cisl, mettere al centro l’individuo, garantendogli formazione costante, orientamento al lavoro e un incremento delle capacità professionali per rispondere ai bisogni reali del mercato del lavoro e migliorare le condizioni dei lavoratori a partire dal salario.
Sul tema della cittadinanza, Cisl ritiene si possa intervenire per costruire un’ampia condivisione per il riconoscimento dello Ius Scholae e dello Ius Culturae ma, soprattutto, operare per l’integrazione dei singoli cittadini stranieri e delle comunità per evitare che il tema della cittadinanza si riduca meramente nella consegna di un inutile foglio di carta. “Sostanzialmente – aggiunge Zanocco -, serve più partecipazione come chiesto dalla Cisl e meno antagonismo politico soprattutto su questi delicati temi“.
Ostanel (Veneto che Vogliamo): “Non ci arrendiamo alla delusione e da qui ripartiamo”
Notizia più incoraggianti arrivano dalla provincia di Padova, secondo quanto riportato da Elena Ostanel, consigliera regionale del movimento civico Veneto che Vogliamo. “I dati di oggi sull’affluenza al referendum, in particolare per la provincia e il comune di Padova che da solo raggiunge quasi il 40%, dimostrano prima di tutto l’esistenza di un tessuto attivo di militanti e attivisti, che vorrei ringraziare” commenta la consigliera.
“Oggi, però, non posso che pensare soprattutto a chi sperava in un esito diverso. Penso alle lavoratrici e ai lavoratori che in questi anni hanno perso diritti e sono più ricattabili – prosegue Ostanel – ma anche alle tante persone di origine straniera, molte delle quali in Italia dalla nascita, che dovranno ancora e ancora scontrarsi con norme che servono solo a complicare loro la vita, farli sentire stranieri, diversi. Perché per queste persone era una questione di vita, prima ancora che di diritti, se così posso dire”.
“Da qui in ogni caso si riparte; abbiamo intessuto relazioni, coltivato rapporti: non perdiamo di vista il nostro obiettivo e cioè usare parole chiare, mettere al centro i temi concreti che cambiano la vita delle persone, lavorare nei territori con costanza. I risultati del referendum ci dicono semplicemente che dobbiamo continuare a lottare per i diritti dei lavoratori e dei nuovi italiani. Nessuno pensi di poterli usare per togliere altri diritti alle persone. Se una vittoria dei sì non poteva esser letta come una spallata al Governo, il risultato di oggi non significa che gli italiani sono contrari a più tutele sul lavoro e a una cittadinanza più semplice”, conclude Ostanel.



