Oggi il presidente della regione Veneto, Luca Zaia, ha presentato a Venezia la nuova manovra antiviolenza.
Un progetto innovativo “per rendere più sicuro il lavoro dei nostri medici e infermieri. Dotiamo il personale di nuovi strumenti tecnologici per chiedere aiuto in caso di aggressione: apparecchiature all’avanguardia, per la prima volta sperimentate su larga scala nella sanità pubblica” dichiara il presidente.
Questa manovra vuole dara una risposta concreta ad un problema preoccupante. Infatti “siamo passati dal 2022 con 883 casi di aggressione in Veneto a 25mila e quasi 26mila, vuol dire il 300% in più“. Serve una risposta organica, dunque il Veneto investirà 4 milioni di euro per “difendere i nostri operatori e li difendiamo con tutta una serie di dispositivi e misure che mettiamo in campo” continua Zaia.
All’incontro di stamattina, con il presidente Zaia erano presenti il direttore generale dell’ ulss 4, Stefano Filippi el’ assessora alla sanità, Manuela Lanzarin che ha ricordato l’importanza del tema “dato che il timore di essere vittima di violenza è tra le principali cause di dimissioni nella sanità pubblica”.

Inoltre erano presenti alcuni operatori sanitari già dotati delle nuove tecnologie, il cui funzionamento è stato illustrato dal vivo. Infatti il piano di prevenzione proposto dalle regione Veneto prevede l’introduzione di strumenti tecnologici come braccialetti con allarme per il personale e microcamere.
“Uno smart watch con chiamata di emergenza”
Un braccialetto “che potremmo definire uno smart watch, che ha una chiamata d’emergenza, riesce a registrare, ti geolocalizza e quindi riesce a dare modo all’operatore di fare la chiamata senza dover prendere in mano un telefono e digitare i numeri della pronta emergenza” commenta il presidente Zaia.
All’ulss 4 Veneto orientale lo staff medico sara dotato anche di webcam “e questo è un progetto sperimentale, con gli operatori che possono anche filmare l’eventuale aggressione perché hanno direttamente sulla divisa, sul camice ovviamente la webcam”.
Zaia conclude ricordando che “serve anche un supporto legislativo in sede penale, perché la sacralità di un ospedale non può essere messa in discussione per nessun motivo. E non ci fermeremo qui – ha anticipato – perché stiamo già lavorando per integrare questi dispositivi con l’intelligenza artificiale, che sembra essere in grado di prevedere atteggiamenti aggressivi valutando la congruità dei movimenti di una persona”.


