Per Confcommercio Veneto servono regole per il consumo sul posto degli alimenti, altrimenti è concorrenza sleale per i pubblici esercizi
In discussione nella terza commissione del consiglio regionale le modifiche alle regole per il consumo sul posto dei prodotti alimentari. Da Confcommercio Veneto insieme a Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) arriva la critica sulla mancanza di norme per i locali a consumo sul posto: “Diventa concorrenza sleale a discapito dei pubblici esercizi”.
“A noi i controlli, agli altri le opportunità . Io credo che sia venuto il momento di dire con chiarezza che ci siamo stancati delle invasioni di campo – commenta il presidente di Confcommercio Veneto, Patrizio Bertin -. Non esiste che la cosiddetta ‘somministrazione non assistita’, ovvero il consumo immediato sul posto dei prodotti alimentari realizzati da gastronomie, pizze al taglio, kebab, ecc. possa by-passare le regole che invece i pubblici esercizi sono obbligati, giustamente, a rispettare a garanzia del consumatore“.
La terza commissione si appresta a valutare se modificare le norme che regolano l’attività della somministrazione non assistita. La legge attuale prevede che nei locali degli artigiani si possa vendere solamente ciò che essi hanno prodotto a condizione che il consumo avvenga “utilizzando i locali e gli arredi dell’azienda” con l’esclusione del servizio assistito di somministrazione e con l’osservanza delle norme igienico-sanitarie.Â
“Deve essere chiaro – continua Bertin – che esistono dei confini. L’attività di somministrazione di alimenti e bevande risulta assoggettata a tutta una serie di specifiche autorizzazioni e prescrizioni di varia natura: norme urbanistiche, edilizie, igienico/sanitarie, di sicurezza, sorvegliabilità , impatto acustico, barriere architettoniche, ecc. Noi giustamente monitorati al 100%, loro liberi da tutto e da tutti“.
Per Confcommercio Veneto uno dei nodi centrali rimane il servizio al tavolo. L’Ente ribadisce che la somministrazione non assistita deve essere intesa come una somministrazione dove non viene effettuato il servizio ai tavoli, per il cosiddetto autoconsumo. In questo senso, la somministrazione non assistita può essere effettuata utilizzando i locali e gli arredi dell’azienda con eventuali punti di appoggio (mensole, tavoli alti tipo autogrill) ma senza la predisposizione di tavoli a disposizione per la somministrazione e comunque nel rispetto delle norme igienico sanitarie.
“Se si andasse nella direzione opposta – aggiunge il presidente regionale della Fipe Confcommercio Veneto, Paolo Artelio  – si configurerebbe la violazione del concetto ‘stesso mercato, stesse regole’. Non può essere che i pubblici esercizi siano soggetti, ad esempio, a divieti o limitazioni, mentre chi effettua il consumo immediato con sedute sarebbe esentato dalle stesse, magari in aree tutelate dei centri storici”.
A insistere sulla necessità di regole uguali per tutti il presidente Bertin aggiunge: “In questo Paese c’è uno strano concetto di liberalizzazione. Si liberalizza l’ingresso nel mercato di altri senza per questo doverne rispettare le regole e dunque creando una concorrenza sleale non senza rischi. E’ già successo per gli agriturismi, adesso dobbiamo assistere al tentativo di dare il via libera anche alla somministrazione negli esercizi artigianali”.
“Già le nostre città – conclude Bertin – stanno subendo le profonde modifiche sociali determinate dagli affitti brevi che stanno espellendo i residenti, i lavoratori e gli studenti. Dare la possibilità alla somministrazione non assistita di diventare, de facto, un pubblico esercizio senza le regole al quale dovrebbe essere soggette, non farebbe altro che aumentare il rischio di disneyficazione”.



