La nuova ondata di influenza aviaria preoccupa l’avicoltura italiana. Coldiretti è in prima linea per affrontare le difficoltà del settore.
Nel corso di una videoconferenza svoltasi il 16 gennaio, alla quale hanno partecipato gli operatori del settore avicolo e la Dottoressa Antonia Ricci, Direttore generale dello Zooprofilattico delle Tre Venezie, Coldiretti ha ribadito l’importanza di introdurre il vaccino per le categorie più vulnerabili, come le galline ovaiole, e ha sollecitato l’accelerazione nella messa a punto di un vaccino per i tacchini. La diffusione del virus, infatti, rappresenta un serio rischio per la sostenibilità del comparto, e tali misure preventive si rivelano essenziali per contenerla.
In Veneto, uno degli epicentri dell’avicoltura italiana, alla fine del 2024 si contavano 2800 allevamenti e oltre 49 milioni di capi, di cui quasi 16 milioni di galline ovaiole, 26 milioni di polli da carne e 5,3 milioni di tacchini. “La prevenzione, il monitoraggio costante e gli interventi tempestivi sono fondamentali per preservare un settore strategico e ridurre i rischi” ha dichiarato Cristina Zen, allevatrice di tacchinelle biologiche e presidente della Consulta Veneta Avicola di Coldiretti. “L’influenza aviaria è una problematica complessa, aggravata dai cambiamenti climatici che alterano il comportamento migratorio degli uccelli selvatici, i principali vettori del virus. Grazie alla collaborazione consolidata con le autorità sanitarie, possiamo affrontare le difficoltà e garantire un futuro sostenibile per la nostra avicoltura.”

In questo contesto, Coldiretti ha anche ricordato la necessità di risarcire i danni indiretti subiti dal 2022 ad oggi, in particolare per le imprese che, con grande senso di responsabilità, hanno scelto di sospendere temporaneamente la presenza di animali nelle stalle per proteggere la salute pubblica e il settore stesso.
L’influenza aviaria non è solo una questione sanitaria, ma rappresenta anche una minaccia per l’economia nazionale, in quanto l’industria avicola contribuisce in modo significativo alla sicurezza alimentare, con un livello di autosufficienza intorno al 108%. “Gli allevatori italiani meritano il pieno supporto delle istituzioni e della società per continuare a garantire prodotti di altissima qualità e un sistema di produzione competitivo” ha concluso Zen.



