Giacchetti: “È da illusi pensare che conoscere una previsione meteo possa risolvere tutto. È necessario prima conoscere la complessità geomorfologia del territorio”
La frana verificatasi a Borca di Cadore, nella frazione di Cancia, non era la prima avvenuta in quel territorio e ha richiesto la firma dello stato d’emergenza da parte del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. Ora, ad approfondire i dettagli dell’evento geologico, è il presidente è il presidente dell’Ordine dei Geologi del Veneto, Giorgio Giacchetti.
“Si è trattato di una colata di detrito rapida, ma la sua magnitudo sembra molto importante sia per la dimensione dei singoli massi sia per la quantità di detrito trascinato a valle dalla frana. Le indagini potranno chiarire questi aspetti – spiega il geologo –. Dobbiamo ricordare che questa frana è stata ricaricata a monte da una sequenza di eventi alluvionali (primo tra tutti Vaia nel 2018) che hanno accumulato decine di migliaia di metri cubi di detrito, sia alimentata dal progressivo disfacimento di ammassi rocciosi piuttosto fratturati. Ricordando che in occasione di Vaia non sono discese colate, possiamo intuire la quantità di detrito che si è accumulata”.
Le opere preventive attuate sul territorio: utili o no?
A fronte di questo scenario è da molti anni che la provincia di Belluno e la Regione Veneto, ciascuna per le sue competenze, si sono attivate e hanno realizzato diverse opere, tra le quali la briglia Sabo Dam, la canalizzazione delle acque di deflusso, la realizzazione di arginature, il ripristino del bacino di contenimento a valle, sistemi di monitoraggio, la sistemazione della “piazza alta” per la prima delle colate. “E sono in progetto altre opere di completamento – afferma Giacchetti -. Il problema nel presente caso è che si è trattato di un evento di particolare importanza“.
Ma allora si tratta di interventi inutili? “Non entro nei dettagli del problema, ma è necessario ricordare che tutti gli interventi trovano numerosi limiti, soprattutto di natura tecnica ed economica – dichiara il presidente dei geologi del Veneto -. A causa di questi limiti gli interventi possono solo mitigare il pericolo, ma non risolverlo. Se per mitigare un pericolo al 75% l’amministrazione deve spendere una certa cifra, per mitigarlo al 90% è necessario che l’amministrazione raddoppi o triplichi quella cifra e ancora non sarebbe riuscita eliminare il problema. Ma quando il valore delle opere di difesa supera quello dei beni difesi, bisogna chiedersi se vale la pena realizzare nuove opere di difesa oppure dislocare i beni da difendere. E’ durissima da digerire, ma è così”.
“Noi possiamo solo mitigare i pericoli e diminuire i rischi per beni e le persone, ma eliminarli del tutto è impossibile – insiste Giacchetti -. Esiste sempre un rischio residuo che in molti casi può essere reputato accettabile”.
“Tutto il fianco ovest della dorsale che corre tra l’Antelao, Croda Marcora e Sorapiss è esposto al pericolo di colate e proprio a causa di questi eventi, le cronache riportano periodicamente i nomi di Borca, Cancia, Chiappuzza, Ru del Vencio, Dogana Vecchia, Acquabona – sottolinea il geologo -. Si tratta di frane che nel loro tratto terminale generano morfologie dolci, moderatamente acclivi, in un certo modo attrattive per lo sfruttamento, tanto che gli abitanti hanno da sempre convissuto con il pericolo di colate”.
Le previsioni meteorologiche: “Non bastano a prevenire il fenomeno”
Giacchetti precisa che un allarme preventivo grazie alle previsioni meteo non è possibile. “È da illusi pensare che una previsione possa risolvere tutto – spiega -. Le previsioni meteo si portano dentro una tara d’origine: se lancio tutti gli allarmi ho elevate probabilità di indovinare l’evento meteo infausto, ma anche di introdurre un errore del 60% di falsi allarmi, perciò alla fine esse divengono inaffidabili. Viceversa, se lancio pochi allarmi ben accurati, la qualità della previsione è molto affidabile, ma non colgo tutti gli eventi infausti”.
“Noi geologi riteniamo importante che si sviluppino modelli matematici per la previsione dei fenomeni quali frane e colate, ma riteniamo anche che il modello il modello da solo (ammesso che sia valido) non basta – conclude Giacchetti -. È necessario conoscere la complessità geomorfologia del territorio, senza la quale produciamo modelli zoppi e monitorare costantemente la geomorfologia del territorio”.



