Francesca Russo, direttrice della Direzione prevenzione della Regione Veneto, risponde alle ricostruzioni giornalistiche e politiche che strumentalizzano il tema dell’emergenza Pfas
“La Regione del Veneto non solo ha preso in carico fin da subito l’emergenza Pfas, ma è stata la prima in Italia a segnalare alle autorità competenti la problematica, introducendo immediatamente misure di tutela e avviando un percorso scientifico e sanitario di ampio respiro”, ricorda Russo.
Come riporta la direttrice, la Regione ha affrontato la questione come un tema di salute pubblica, di rigore scientifico e di responsabilità istituzionale. Dunque, “non è accettabile ridurre questa vicenda a uno scontro politico o a uno slogan. Parliamo della salute delle persone e di un’emergenza ambientale che richiede la massima serietà e il pieno rispetto delle istituzioni e della scienza”.
Il Veneto è stato infatti il “primo territorio ad agire”, distinguendosi per la tempestività e per la capacità di attivare una rete di ricerca e monitoraggio considerata oggi “un modello a livello nazionale e internazionale”.
La Regione del Veneto ha inoltre approvato il piano di sorveglianza sanitaria dedicato a tutti i residenti dell’area rossa A e B. Il Comune di Minerbe, in provincia di Verona, rientra in quest’ultima area, quindi i residenti e coloro che hanno vissuto in tali aree per almeno cinque anni possono effettuare lo screening.
Russo chiarisce inoltre che “allo stato delle conoscenze attuali non risulta alcuna evidenza scientifica comprovante la persistenza conseguente a un eventuale passaggio di Pfas attraverso l’allattamento materno, né si dispone di indicazioni centrali che determinino una valutazione di rischio riferibile a tale modalità di trasmissione”.
Quanto agli approfondimenti epidemiologici, Russo ribadisce che “lo studio citato negli articoli è attualmente in corso, condotto dall’azienda Ulss 8 Berica e dal Servizio epidemiologico regionale, in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità.
Questo nuovo lavoro andrà a completare le numerose indagini svolte a livello regionale, alcune direttamente dalle strutture, altre condotte da autorevoli istituti di ricerca quali Iss e Università di Padova. La collaborazione con l’Iss è attiva fin dal 2013, e prosegue tuttora sia sul fronte epidemiologico sia sul monitoraggio degli alimenti.
“La Regione Veneto continuerà a lavorare, in stretto raccordo con Iss e ministero della Salute, per portare avanti ulteriori indagini epidemiologiche e scientifiche – conclude Russo –. Su un tema così delicato e complesso non c’è spazio per polemiche o strumentalizzazioni: serve rispetto per la scienza, per le istituzioni e per le comunità coinvolte”.



