Il Veneto vive una vera e propria emergenza anziani: sono oltre 10mila quelli in lista d’attesa, e il numero andrà aumentando
In Veneto oggi sono 10mila gli anziani in lista d’attesa per l’assistenza nelle strutture socio-sanitarie. Entro il 2050 il numero degli over 80 passerà dagli attuali 378mila a 670mila, con un incremento che gli esperti definiscono “uno tsunami demografico”.
Il tema è stato al centro del convegno promosso da Anap Veneto (Associazione nazionale anziani e pensionati) a Quarto d’Altino, dedicato al futuro del sistema socio-sanitario regionale. “Il Paese invecchia ma la sanità è ancora ferma – ha dichiarato il presidente Anap Veneto Severino Pellizzari–. Chiediamo alla prossima giunta regionale di istituire due assessorati distinti, uno per la Sanità e uno per il Sociale. È necessario un fondo stabile per la non autosufficienza, come riconoscimento a chi ha costruito il nostro presente”.
Carenza di personale medico e crescente ricorso alla sanità privata
Durante l’incontro, esperti e rappresentanti del settore hanno evidenziato le criticità del sistema di welfare veneto e nazionale: servizi territoriali in difficoltà, carenza di personale medico e infermieristico, tempi di attesa lunghi e un crescente ricorso alla sanità privata.
Secondo i dati regionali, in Veneto mancano 3mila infermieri su un totale di 70mila a livello nazionale. Le iscrizioni ai corsi di laurea in infermieristica sono in calo e molti professionisti lasciano il pubblico per il privato, aggravando la mancanza di personale nelle case di comunità, che rischiano di restare “contenitori vuoti”.
“La carenza riguarda anche i medici di famiglia – ha spiegato il presidente Fimmg Veneto Giuseppe Palmisano –. Mancano già 600 professionisti e molti altri lasceranno entro il 2027. Il 20% degli studenti abbandona la scuola di medicina generale durante il percorso formativo, mentre un medico su tre soffre di burnout. Abbiamo chiesto alla Regione una riorganizzazione concreta del territorio, non più rinviabile“.
Situazione critica anche per le Rsa e la medicina territoriale, ancora in attesa di una riforma strutturale. Restano sulla carta modelli innovativi come il cohousing intergenerazionale o la medicina di gruppo integrata, mentre la qualità percepita dei servizi territoriali continua a peggiorare.
“Rispetto allo scorso anno – ha aggiunto il segretario regionale di Cittadinanza Attiva Veneto Lorenzo Signori– c’è un aumento del 2% nel ricorso alle prestazioni private rispetto a quelle pubbliche. In Veneto il 48% della popolazione soffre di una malattia cronica, contro una media nazionale del 40%. Il Pnrr ci sta dando i muri, ma non abbiamo il personale per riempirli”.
La cultura dell’invecchiamento attivo
Nel dibattito è intervenuto anche Roberto Volpe, presidente Uripa e membro del tavolo ministeriale sull’invecchiamento attivo. “Entro 25 anni il numero di ultraottantenni raddoppierà – ha ricordato –. Se non agiamo ora, questo tsunami colpirà il Paese impreparato. Servono dirigenti formati e un’educazione socio-sanitaria già a livello scolastico. Propongo da anni l’istituzione di un liceo socio-sanitario. Dobbiamo anche valorizzare i giovani immigrati formati nei loro Paesi nel settore della cura”.
Anap Veneto rinnova l’impegno per promuovere una cultura dell’invecchiamento attivo, basata su prevenzione, partecipazione e dignità della persona. “Serve un nuovo patto tra generazioni – ha concluso Pellizzari –. Chi ha costruito il Paese non deve essere dimenticato, ma considerato una risorsa viva per il suo futuro”.



