Confartigianato Veneto : “La contraffazione danneggia il mercato della moda, bene l’emendamento al Ddl Pmi che introduce la Certificazione unica di conformità delle filiere della moda, ma a patto che non si traduca in soli oneri burocratici”
Un trend preoccupante che mina la reputazione del Made in Italy: in soli due anni, i sequestri per contraffazione in Veneto sono triplicati, con il comparto dell’abbigliamento che addirittura registra un incremento esponenziale di cinque volte. Un campanello d’allarme per il settore, che si trova a dover affrontare una sfida complessa per tutelare l’autenticità dei propri prodotti e difendere la qualità che ha fatto la sua forza nel mondo.
Il più recente episodio riguarda il sequestro della Guardia di Finanza di Gorizia di oltre 1.900 capi d’abbigliamento contraffatti, pronti per essere immessi anche sul mercato Veneto con marchi falsi, ed è solo l’ultimo di una lunga serie. Il Rapporto Iperico 2024 del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, infatti, ha fotografato un aumento esponenziale dei sequestri nel tessile veneto, proprio mentre il settore registra un calo di addetti e un crescente ricorso alla cassa integrazione. Tutto questo, merito anche del fatto che nella Regione Veneto sia attivo il tavolo di crisi della moda e, sempre a livello regionale, sia stato presentato un protocollo per la legalità volto a contrastare le infiltrazioni illegali e a tutelare la filiera del valore.
I sequestri in Veneto
Nel dettaglio, i sequestri di abbigliamento sono passati da 137 nel 2022 a 216 nel 2023, fino a raggiungere 637 nel 2024 (nel 201 furono 126). Sono poi 34.000 i pezzi sequestrati solo nel settore abbigliamento nel 2024, per un valore stimato in 607mila euro. Stesso andamento per gli accessori, da 84 nel 2022 a 301 nel 2024, per un totale di 21.000 pezzi sequestrati e per l’occhialeria, dai 17 sequestri del 2022 agli 81 del 2024, 2000 pezzi in tutto. La calzatura non è da meno, con il numero di sequestri triplicato dal 2022 al 2024 (26 contro 76). Oltre 50.000 euro il valore della merce sequestrata.
Un fenomeno dunque in forte e costante crescita che testimonia quanto la rete del falso sia ormai radicata anche nelle regioni simbolo della manifattura di qualità. E il Rapporto Iperico, purtroppo, conferma quanto detto.
Colombo: “Il falso cresce più rapidamente del mercato legale“
“Il falso cresce più rapidamente del mercato legale – spiega Mario Colombo, presidente del Gruppo Mestiere Abbigliamento di Confartigianato Imprese Veneto, commentando la situazione -. In soli due anni i sequestri sono quintuplicati, e oggi assistiamo a operazioni come quella della Finanza di Gorizia che svelano un business parallelo e criminale. Il falso cresce più rapidamente del mercato legale per le aziende del conto terzi, inoltre danneggia i piccoli brand indipendenti, falsificando il mercato della vendita e della produzione provocando danni enormi per l’intero comparto che Confartigianato rappresenta. Chi compra un prodotto falso, poi, tradisce l’intero sistema del Made in Italy, alimentando sfruttamento e concorrenza sleale“.

Per Confartigianato Veneto, la risposta alla contraffazione non può essere solo di carattere repressivo, ma deve passare anche attraverso strumenti di trasparenza e tracciabilità delle filiere produttive, in grado di rendere riconoscibile e tutelato il vero valore artigiano.
Pizzocaro: “Indispensabile che la certificazione non diventi un nuovo carico di burocrazia”
“Confartigianato Moda accoglie con favore l’introduzione della Certificazione unica di conformità delle filiere della moda prevista in un emendamento del Ddl annuale Pmi approvato dal Senato, come strumento per promuovere legalità, trasparenza e tracciabilità – sottolinea Katia Pizzocaro, presidente della Federazione Moda di Confartigianato Imprese Veneto -. E’ indispensabile che la certificazione non diventi un nuovo carico di burocrazia, ma un meccanismo capace di dare valore a chi lavora nel rispetto delle regole garantendo tracciabilità e riconoscimento agli artigiani e alla piccole imprese che costituiscono il cuore pulsante della nostra manifattura”.

“Solo garantendo tracciabilità completa, equa remunerazione e riconoscimento degli audit già in essere la certificazione potrà diventare un vero strumento di tutela contro il falso e di promozione del Made in Italy autentico e non solo – conclude Pizzocaro –. Le piccole medie imprese non sono anelli della filiera, sono pilatri della manifattura italiana, ecco perché la certificazione deve valorizzare l’intera filiera e non solo il marchio o il prodotto finale”.



