Confartigianato Imprese Veneto esprime la propria posizione rispetto ai cinque quesiti sottoposti al voto con il referendum dell’8-9 giugno
Dopo un’attenta analisi dei contenuti e delle possibili ricadute sul tessuto produttivo e sociale regionale, Confartigianato Imprese Veneto esprime la propria opinione riguardo i quesiti posti nel referendum dell’8-9 giugno.
L’Associazione si dichiara contraria ai primi quattro quesiti referendari, valutandoli critici per il mondo dell’artigianato e delle piccole e medie imprese. Per quanto riguarda il quinto quesito, relativo all’acquisizione della cittadinanza, Confartigianato lascia la libertà di scelta.
Quesito 1 – Abrogazione del Jobs Act
La posizione sul primo quesito è contraria per Confartigianato Imprese Venete. L’associazione esprime infatti forte preoccupazione per un’eventuale abrogazione delle norme introdotte con il cosiddetto Jobs
Act. Tornare a un sistema più rigido e meno prevedibile in materia di rapporti di lavoro significherebbe minare la flessibilità necessaria alle micro e piccole imprese per adattarsi ai cambiamenti del mercato.
La possibilità di gestire la cessazione del rapporto di lavoro secondo parametri economici prevedibili e non arbitrari ha favorito, in particolare, l’inclusione nel mondo del lavoro di molteplici categorie oggi vulnerabili. In un sistema produttivo quale quello italiano, dove oltre il 90% delle imprese conta meno di 15 addetti, è indispensabile preservare strumenti che agevolino la programmazione imprenditoriale senza gravami sproporzionati.
Quesito 2 – Abrogazione della normativa che tutela le piccole imprese
Anche sul secondo quesito, la posizione di Confartigianato è contraria. La previsione di un tetto massimo alle indennità per licenziamenti illegittimi nelle imprese sotto i 16 dipendenti non è un arbitrario limite al diritto del lavoratore, bensì una misura di equilibrio e proporzionalità, che tiene conto della capacità economica ridotta delle microimprese.
Confartigianato ritiene che la sua rimozione produrrebbe effetti distorsivi e disincentivanti per l’occupazione, accrescendo in modo esponenziale il rischio imprenditoriale legato all’assunzione. Il timore è che una giurisprudenza imprevedibile o tendenzialmente punitiva porterebbe, in molti casi, a una contrazione prudenziale delle assunzioni. Occorre invece rafforzare un sistema che, nel rispetto delle regole, garantisca certezza del diritto per tutti gli attori.
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Quesito 3 – Abrogazione della normativa sui contratti a termine
Allo stesso modo, l’associazione si dichiara contraria anche per quanto riguarda il terzo quesito, riguardante la normativa sui contratti a termine. Il ripristino dell’obbligo di indicare una causale anche per i contratti a termine inferiori ai dodici mesi si configura come un ritorno a una disciplina eccessivamente formalistica, che non tiene conto della fisiologia produttiva delle imprese artigiane.
Queste ultime, operando spesso in contesti di domanda variabile, necessitano di strumenti contrattuali flessibili, idonei a rispondere in modo tempestivo e legittimo a picchi stagionali, commesse improvvise o esigenze di sostituzione. Confartigianato rileva, inoltre, che la reintroduzione della causale non solo aumenterebbe il rischio di contenzioso, ma avrebbe un effetto deterrente sull’utilizzo regolare dei contratti, favorendo paradossalmente fenomeni di lavoro grigio o irregolare.
Negli ultimi anni, il numero di lavoratori assunti con contratti a tempo indeterminato è cresciuto notevolmente. Secondo i dati del Ministero del Lavoro, nel 2023, l’80,3% dei dipendenti nel settore privato non agricolo ha un contratto a tempo indeterminato. Questo trend conferma che il mercato del lavoro sta evolvendo verso una maggiore stabilità, e non è quindi corretto sostenere che la liberalizzazione dei contratti a termine stia minando la stabilità, come invece affermato da alcune organizzazioni sindacali.
Quesito 4 – Abrogazione della normativa sugli appalti
Confartigianato Imprese Veneti si dichiara contraria anche al quesito sugli appalti. L’estensione della responsabilità solidale anche al committente, per gli infortuni e gli illeciti commessi dal datore di lavoro appaltatore, è una misura che, pur animata da intenti condivisibili, tradisce una logica irragionevole e potenzialmente devastante per il mondo delle piccole imprese.
Confartigianato segnala come una tale riformulazione normativa implicherebbe un trasferimento oggettivo di colpa in assenza di responsabilità diretta, compromettendo il principio basilare di personalità della colpa e minando la certezza giuridica nei rapporti contrattuali.
L’effetto pratico sarebbe una drastica riduzione delle commesse, una paralisi dell’outsourcing, e un incremento del contenzioso tra soggetti contraenti, scoraggiando la collaborazione tra imprese che costituisce, invece, un cardine del modello artigiano e cooperativo.
Quesito 5 – Acquisizione della cittadinanza per minori stranieri nati o cresciuti in Italia (ius culturae)
Infine, Confartigianato lascia la libertà di scelta sull’ultimo quesito, riguardo l’acquisizione della cittadinanza per i minori stranieri. In un contesto demografico caratterizzato da un inarrestabile invecchiamento della popolazione e da una crescente difficoltà nel reperimento di manodopera qualificata e non, Confartigianato ritiene che la semplificazione dell’accesso alla cittadinanza per gli stranieri regolarmente residenti da almeno cinque anni possa rappresentare un passo verso il rafforzamento del settore artigiano e delle piccole imprese italiane.
Premesso che il sistema produttivo dell’artigianato veneto ha un urgente bisogno di manodopera e i lavoratori stranieri rappresentano una risorsa preziosa, Confartigianato Imprese Veneto ritiene che la vera integrazione si realizza solo quando questi lavoratori sono formati, accompagnati e inseriti secondo le regole. Integrazione che non è concessione ma responsabilità condivisa: rispetto del lavoro, rispetto delle persone, rispetto del sistema.
Secondo i dati della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, nel 2023 circa il 16% della forza lavoro impiegata nelle piccole e micro imprese italiane era straniera, con una concentrazione particolarmente elevata nelle attività artigianali. Inoltre, le imprese artigiane gestite da stranieri sono cresciute del 5% negli ultimi cinque anni, contribuendo significativamente all’occupazione e all’economia locale.
Nel settore edilizio e delle costruzioni, ad esempio, il 27% dei lavoratori proviene dall’estero, mentre nell’ambito della manifattura e dei servizi alla persona (come estetisti, parrucchieri e servizi per la casa) la percentuale di lavoratori stranieri è superiore al 20%. Senza questa forza lavoro, molte piccole imprese artigiane sarebbero costrette a ridurre le proprie attività, con un impatto negativo sull’occupazione e sulla competitività del settore.
Sulla base di questi dati la categoria ritiene di lasciare libera scelta all’elettore consapevole che la manodopera straniera qualificata rappresenti un elemento strategico per la sostenibilità delle imprese.



