Il sondaggio di Confartigianato Imprese Veneto su un campione di 600 imprenditori fotografa priorità e preoccupazioni degli artigiani
Un sondaggio di Confartigianato Imprese Veneto fotografa priorità e criticità della categoria dei piccoli artigiani. Nonostante la fiducia nelle istituzioni locali, che manca invece nei confronti della politica, i giovani artigiani si dichiarano sempre più preoccupati per la situazione economica del Paese.
Confartigianato Imprese Veneto ha fotografato lo stato d’animo degli artigiani veneti in un percorso di ricerca curato dal professor Paolo Feltrin. 600 questionari, consegnati ad altrettanti piccoli imprenditori. Dal sondaggio è emerso un quadro chiaro di quali sono le priorità per i piccoli imprenditori veneti e quale il ruolo della politica oggi.
“Gli artigiani chiedono meno ideologia e più pragmatismo – dichiara Roberto Boschetto presidente di Confartigianato Imprese Veneto – le nostre imprese non cercano slogan, ma misure concrete per lavorare meglio: meno tasse, meno burocrazia, più personale formato e una sanità che funzioni”.
Solo per il 16% degli artigiani veneti nei prossimi mesi la situazione economica del Paese andrà verso una ripresa, mentre per il 47,8% la situazione rimarrà come quella attuale. Il dato più interessante riguarda gli under 40: sono loro infatti, la categoria di imprenditori che ha più sfiducia nel futuro, una tendenza più marcata se il contesto economico è quello nazionale, meno marcata se si tratta del contesto veneto.

Tra le principali difficoltà segnalate dagli imprenditori artigiani spicca il carico fiscale, indicato dal 75% del campione: per 2 artigiani su 3 il fisco rappresenta un problema. Seguono le criticità legate al reperimento di personale qualificato (56%), agli oneri burocratici (51%), e al costo delle materie prime (21%).

Per quanto riguarda il rapporto con le istituzioni, gli artigiani veneti dimostrano una maggiore fiducia nelle amministrazioni locali, rispetto allo Stato centrale o all’Unione Europea. Il rapporto con la politica nazionale è più critico.

Se la fiducia nell’Unione Europea non ha superato la sufficienza per un artigiano su 2 (la percentuale sale di pari passo con il livello di istruzione), il tonfo più evidente è nei confronti dei partiti politici, qui la fiducia manca a 2 artigiani su 3.
Alla domanda sul referendum dell’8-9 giugno su lavoro e cittadinanza il 61,9% ha dichiarato di non aver votato. Alla domanda sulle preferenze di voto la percentuale di chi si dichiara contro tutti i partiti arriva al 14%.
Inoltre, il 46,4% degli artigiani veneti mette al primo posto la sanità pubblica come tema di cui la Regione dovrà occuparsi. La sanità pubblica raggiunge il podio per più di 2 artigiani su 3 (77,8% ) un indicatore che stacca nettamente tutti gli altri e si conferma come priorità trasversale a tutta la popolazione.

“Il sondaggio evidenzia con chiarezza come la sanità pubblica rappresenti oggi una priorità assoluta per quasi la metà dei piccoli imprenditori veneti, al di là di età, titolo di studio, settore di attività, dimensioni d’impresa”, commenta Paolo Feltrin politologo e curatore del sondaggio.
“È un segnale importante che invita a riflettere – continua Feltrin – perché è la prima volta che questo dato compare con questa forza dirompente e con questa trasversalità: chi guida un’impresa artigiana, abituato a gestire quotidianamente rischi e complessità, riconosce che senza un sistema sanitario solido e accessibile a tutti è l’intero tessuto economico e sociale a entrare in difficoltà”.
“Interessante è anche il dato che riguarda la fiducia nei partiti e nei corpi intermedi: da un lato i partiti faticano a intercettare il consenso degli artigiani, dall’altro lato, vi è uno straordinario riconoscimento del ruolo nei confronti delle associazioni di rappresentanza delle pmi. Risultati sì lusinghieri, ma che impongono ai corpi intermedi un di più di responsabilità e di protagonismo nel governo della comunità
regionale”, conclude Feltrin.



