L’Osservatorio delle povertà approfondisce le sfide educative e sociali dei minori nelle famiglie a rischio nel territorio padovano
La povertà educativa rappresenta uno dei temi centrali dell’azione di Caritas Padova, che negli anni ha sviluppato progetti, ricerche e interventi mirati grazie anche ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica.
Daniela Crivellaro, operatrice Caritas e referente dell’Osservatorio delle povertà e delle risorse, sottolinea: “I doposcuola non sono semplici luoghi dove fare i compiti, sono spazi di incontro, di gioco, di approfondimento, ma anche luoghi in cui emergono con forza le cosiddette povertà educative“.
Dal 2017 a oggi numerosi progetti hanno affiancato i doposcuola, in collaborazione con la Pastorale per l’educazione e la scuola e l’associazione Noi Padova. Tra questi, il progetto triennale È per te (2021) e il progetto Io speriamo che me la cavo (2024) hanno accompagnato famiglie vulnerabili e creato reti di supporto a minori nel territorio.
La ricerca dell’Osservatorio, svolta tra settembre 2024 e settembre 2025, ha analizzato il rapporto tra famiglie vulnerabili e povertà educativa, intervistando genitori con figli minori presso i centri di ascolto diocesani.
La ricerca ha coinvolto 37 famiglie in 29 centri di ascolto, con interviste suddivise in tre aree: demografica, sociosanitaria e culturale/educativa. Il campione comprendeva cinque genitori italiani, 20 stranieri e 12 italiani nati all’estero, per un totale di 117 figli (106 minori). La maggioranza vive in coppia (26/37), mentre 11 famiglie erano guidate da madri sole. Il titolo di studio risulta basso nella maggior parte dei casi e poche madri lavorano regolarmente. Alcune famiglie affrontano situazioni sanitarie complesse o spese mediche significative.
Vita quotidiana dei minori e povertà educativa
I bambini frequentano la scuola regolarmente, con risultati buoni o sufficienti, ma spesso affrontano le difficoltà scolastiche da soli o in famiglia. Gran parte del tempo libero è trascorso in casa, guardando la televisione, con poche occasioni di socializzazione con coetanei. Nonostante ciò, molti minori partecipano ad attività sportive, che si confermano uno strumento importante di integrazione e sviluppo personale.
Le opportunità di accesso allo sport e ad altre attività variano tra i comuni e possono essere limitate da problemi logistici, soprattutto nelle famiglie numerose o residenti in zone periferiche. Alcuni genitori si impegnano però a offrire esperienze ricreative e culturali, come visite gratuite a musei o partecipazione a gite scolastiche.
Centri di ascolto e riduzione dell’isolamento
La ricerca ha evidenziato il ruolo fondamentale dei centri di ascolto nel ridurre l’isolamento delle famiglie, in particolare straniere. Solo 17 famiglie su 37 hanno indicato altre associazioni di riferimento, mentre in 11 casi i soli contatti erano parenti non conviventi. Secondo i volontari, “le famiglie si sentono isolate, ma spesso sono esse stesse a non cercare l’inclusione, per motivi culturali o legati a stili di vita. L’integrazione è un processo bidirezionale”.
Le difficoltà linguistiche e culturali, insieme a atteggiamenti discriminatori, influenzano la possibilità di costruire reti relazionali. In questo contesto, i centri di ascolto rappresentano sentinelle del territorio, capaci di cogliere i bisogni delle famiglie, favorire il dialogo con le comunità locali e stimolare un coordinamento tra le diverse realtà presenti.
L’Osservatorio conferma così l’importanza di interventi mirati e di strutture di supporto come strumenti essenziali per contrastare la povertà educativa e sostenere lo sviluppo dei minori in contesti vulnerabili.


