Il Veneto si conferma tra i territori con la maggiore incidenza di lavoratori stranieri, è la seconda regione dopo la Lombardia
Nell’artigianato veneto sono state oltre 10mila le assunzioni di personale straniero nel 2024. Seppur in leggero calo rispetto al 2023, il Veneto si posiziona come seconda regione per personale immigrato, subito dopo la Lombardia. A trainare sono i settori delle costruzioni e dei servizi.
Nello specifico dell’artigianato, secondo lo studio di Confartigianato Imprese Venete, le imprese della regione prevedono 10.070 ingressi di personale immigrato, che rappresentano il 18,8% delle nuove assunzioni artigiane, dato nettamente superiore alla media regionale.
Il dato regionale
Nel 2024 le imprese italiane prevedono 1.082.170 ingressi di personale immigrato, pari al 19,6% del totale delle nuove entrate. A dirlo è il Sistema informativo Excelsior (Unioncamere – Ministero del Lavoro), che fotografa un’economia che continua ad avere fame di competenze, soprattutto nel settore artigiano.
Le imprese artigiane, in particolare, assorbiranno 93.390 lavoratori immigrati: una quota che rappresenta l’8,6% del totale delle assunzioni di lavoratori stranieri e il 18,5% delle nuove entrate del comparto artigiano. Un dato che testimonia la crescente rilevanza della manodopera straniera per garantire la continuità e la qualità delle produzioni artigiane italiane.

L’incidenza degli ingressi di personale immigrato è particolarmente elevata in Lombardia e Umbria (entrambe al 21,9%), seguite da Veneto (21,6%), Piemonte-Valle d’Aosta (21,5%), Trentino-Alto Adige (21,3%) ed Emilia-Romagna (20,7%). L’artigianato segue dinamiche simili: le imprese di Trentino-Alto Adige, Lombardia, Campania, Emilia-Romagna e Veneto registrano le quote più alte di nuovi ingressi stranieri.
I settori con più richiesta di lavoratori stranieri
Approfondendo l’analisi settoriale, emerge che la domanda di lavoratori immigrati nelle imprese artigiane si concentra soprattutto in alcuni comparti chiave. Le costruzioni guidano la classifica con il 22,4% di incidenza e 33.390 ingressi previsti, confermandosi il settore con il maggiore fabbisogno in valori assoluti.
Seguono altri servizi (esclusi commercio, alloggio, ristorazione e turismo) con il 18,5% e 22.350 ingressi; manifatturiero esteso (inclusi estrattivo e public utilities) con il 16,6% e 26.320 ingressi; alloggio, ristorazione e turismo con il 16,2% e 7.620 ingressi; commercio con il 13,1% e 3.710 ingressi. Nel complesso, il settore dei servizi rappresenta il 17,2% delle entrate totali di personale immigrato nell’artigianato, pari a 33.680 unità.
Lo scenario si fa ancora più rilevante se si guarda al fabbisogno occupazionale previsto tra il 2024 e il 2028. Secondo le stime del Sistema Excelsior (Unioncamere-Ministero del Lavoro), applicando il peso dell’artigianato sulle entrate di lavoratori immigrati rilevato nel 2024 alle previsioni per il quinquennio, si stima che l’artigianato richiederà circa 66mila lavoratori stranieri, pari al 10,8% del fabbisogno complessivo di 607.400 entrate di lavoratori immigrati previste nell’economia privata non agricola.
Questa domanda si concentra soprattutto nei comparti a maggiore intensità di lavoro manuale e specializzazione tecnica: il manifatturiero esteso e le costruzioni rappresenteranno l’80,5% della domanda di lavoratori stranieri dell’artigianato, mentre il restante 19,5% sarà assorbito dai servizi artigiani.
Le filiere in cui l’artigianato esercita il maggiore peso relativo sul fabbisogno di lavoratori stranieri nel quinquennio sono: moda, 28,5% (10.400 ingressi – seconda filiera per volumi assoluti); legno e arredo, 26,6% (2.700 ingressi); costruzioni e infrastrutture, 25,3% (20.900 ingressi – prima per valori assoluti); agroalimentare, 15,0% (7.500 ingressi); altre filiere industriali, 11,6% (7.600 ingressi – terza per volumi assoluti).

Queste cifre non solo restituiscono la fotografia di una realtà già in atto, ma delineano un trend strutturale: per Roberto Boschetto, presidente Confartigianato Imprese Veneto: “L’artigianato italiano, per reggere il passo con l’innovazione, la transizione ecologica e il passaggio generazionale, ha bisogno di manodopera straniera formata, stabile e valorizzata. Non si tratta solo di sostituire chi esce dal mondo del lavoro, ma di accompagnare una nuova fase di sviluppo”.
“Il dato legato ai servizi non tiene conto di tutto il settore legato ai servizi alla persona di cui il nostro territorio ha sempre più necessità. Serve una politica del lavoro che non sia fatta solo di numeri e quote – conclude Boschetto – ma che sappia leggere i fabbisogni reali delle imprese, investire su formazione professionalizzante e percorsi di integrazione qualificata. Solo così la forza lavoro immigrata potrà essere una leva, e non un tappabuchi”.


