L’assessore regionale prende posizione sulla nuova politica agricola: “Penalizzare i pensionati per un ricambio generazionale, senza offrire alternative è irresponsabile”
“Ancora una volta, la Commissione europea prende di mira il mondo agricolo con misure che rischiano di compromettere definitivamente la tenuta del comparto. I tagli proposti alla nuova Politica Agricola Comune e l’esclusione dei pensionati ancora attivi dai contributi diretti sono scelte miopi e inaccettabili. E’ un provvedimento che ignora completamente la realtà dei nostri territori”.
È il commento dell’assessore veneto all’Agricoltura Federico Caner dopo aver analizzato la proposta della nuova PAC 2028–2034, segnalata dall’europarlamentare Anna Maria Cisint.
La Commissione europea propone tagli per quasi 90 miliardi di euro e l’eliminazione dell’attuale sistema a due pilastri (pagamenti diretti e sviluppo rurale), sostituendolo con un fondo unico nazionale dai criteri ancora indefiniti. Ma a preoccupare di più è l’esclusione dai contributi dei pensionati agricoli ancora attivi.
“In Veneto, su 55.000 domande di contributo, ben 23.000 sono presentate da agricoltori over 65: si parla di oltre il 40% dei beneficiari regionali, spesso titolari di piccole aziende a conduzione familiare. Escluderli dai sostegni significa tagliare fuori una fetta fondamentale della nostra agricoltura, per un impatto stimabile in circa 40 milioni di euro annui solo per il Veneto – sottolinea Caner –. Penalizzarli in nome di un presunto ricambio generazionale, senza offrire alternative concrete, è profondamente ingiusto e irresponsabile”.

Secondo i dati Istat, sono almeno 132mila i pensionati agricoli in Veneto, con una pensione media mensile di 885 euro.
“Se questi sono i numeri possiamo solo immaginare quanto esteso sia il fenomeno su scala nazionale – avverte Caner –. Il rischio più grande, è l’effetto domino: le aziende chiudono, i giovani non subentrano perché le politiche europee le rendono economicamente insostenibili, e nel frattempo si spalanca la porta a soluzioni che nulla hanno a che fare con la nostra cultura rurale, dal cibo sintetico alla manodopera a basso costo da Paesi terzi”.
“La Commissione dice di voler favorire i giovani – conclude Caner – ma poi propone contributi da massimo 3.000 euro annui per chi sceglie colture di nicchia: è una contraddizione palese. Come Regione siamo al fianco dei nostri agricoltori, e faremo sentire la nostra voce anche in sede europea per fermare queste derive che minano il futuro della nostra agricoltura”.


