Sempre più frequenti le aggressioni nei pronto soccorso: soluzione non è l’incremento della polizia, bisogna intervenire sulle cause
Il consigliere regionale dell’Alleanza Verdi Sinistra Andrea Zanoni da tempo denuncia “le criticità del sistema sanitario della Regione”. Secondo il consigliere però, la soluzione non può essere l’impiego di forze dell’ordine, ma un intervento radicale sulle cause che scatenano la violenza, “come l’affollamento e i tempi di attesa interminabili”.
Sul tema delle aggressioni, il direttore generale dell’Ulss della Marca Francesco Benazzi ha chiesto di istituire un presidio fisso delle forze dell’ordine nei pronto soccorso per contrastare le aggressioni al personale sanitario.
“La proposta di Benazzi è un grave errore di valutazione – afferma il consigliere – . Mettere un poliziotto o un carabiniere per ogni turno nei pronto soccorso non risolve il problema. È come mettere un cerotto su una ferita che ha bisogno di un’operazione”.
Secondo Zanoni, se i cittadini aggrediscono il personale è perché “sono esasperati da ore di attesa, da un sistema che li costringe a subire un’odissea per ricevere cure. La causa profonda di queste aggressioni è la carenza di medici e infermieri, unita all’assenza di servizi territoriali efficienti. Non si possono curare i sintomi se non si interviene sulla malattia”.
Il consigliere denuncia le politiche sanitarie della Giunta Zaia. Quasi 700mila veneti infatti si trovano senza medico di base, solo nella provincia di Treviso sono migliaia i cittadini in questa situazione. In tale scenario, “i pronto soccorso si trasformano in un’ancora di salvezza per chi non ha alternative”.
A causa della carenza di medici di base quindi, i cittadini sono costretti ad andare al pronto soccorso anche per problemi di bassa entità. “Questo crea un sovraccarico insostenibile e una tensione costante che – commenta Zanoni -, come dimostrano i fatti, può degenerare in violenza”.
“A Paese, per esempio – riporta il consigliere -, la guardia medica è chiusa da quattro anni, mentre la ‘Casa di Comunità’, promessa mesi fa, è ancora in alto mare. Benazzi e la sindaca avevano garantito che sarebbe partita a giugno, ma non se ne vede traccia, e questo vale anche per altre strutture previste nella Marca”.
“La soluzione non è la repressione, ma la prevenzione – insiste il consigliere -. La sicurezza del personale sanitario è una priorità, ma questa sicurezza può essere garantita solo attraverso un investimento massiccio nella medicina territoriale. Servono più medici, più infermieri, più fondi per ripristinare i servizi essenziali chiusi o depotenziati negli ultimi anni”.
“Solo così si può decongestionare i pronto soccorso e dare risposte concrete ai cittadini, riducendo stress e aggressioni. Le forze dell’ordine sono importanti, ma il loro posto non è in un reparto di emergenza intasato per mancanza di programmazione politica. Quello che serve è una sanità funzionante e funzionale, non presidi militarizzati per nascondere le proprie falle”, conclude Zanoni.


