L’assessore regionale Roberto Marcato interviene sullo stallo nel centrodestra in vista delle elezioni regionali in Veneto.
Lei si è candidato, è il primo nome sul tavolo, mentre la Lega è ancora in una fase di confronto con Fratelli d’Italia. Si dice che si andrà insieme, ma stanno emergendo i primi screzi, soprattutto con Forza Italia. Com’è la situazione?
“Chiamarli screzi è una forma molto elegante. In realtà si tratta di veri e propri attacchi da parte di Forza Italia al presidente Zaia e all’amministrazione regionale. È preoccupante, perché dobbiamo ancora iniziare la campagna elettorale e già subiamo attacchi che nemmeno l’opposizione ci ha rivolto”.
Si potrà ricomporre questa frattura?
“Non lo so. Qui c’è una responsabilità pesantissima di Antonio Tajani e di Flavio Tosi. Sarebbe molto più trasparente dire: “Non vogliamo fare un percorso insieme, punto”. Ognuno va per sé e ognuno misura la propria forza elettorale. Ma se un segretario regionale accusa l’amministrazione Zaia di aver lasciato “voragini” nel bilancio, non si tratta più di critiche. È un’accusa pesante, mortale. Francamente, la vedo dura. Anche perché, come Lega, stiamo prendendo molti colpi e dobbiamo uscire dall’angolo. Non possiamo farci trattare così dagli alleati: non fa bene alla coalizione, non fa bene al partito, e credo che anche i veneti siano stanchi di queste polemiche. Dobbiamo parlare di programmi: cosa intendiamo fare per le imprese, la sanità, il sociale, gli anziani, i giovani. Invece ci troviamo ogni giorno a doverci difendere. Così si rischia di perdere il contatto con il popolo che vogliamo rappresentare”.
La sua candidatura viene vista anche come un tentativo di forzare la mano a chi, nella coalizione, rivendica la presidenza per Fratelli d’Italia. È così?
“Volevo capire che impatto potesse avere la mia candidatura, e la risposta che ho ricevuto è stata enorme: messaggi, telefonate, WhatsApp, tutto molto positivo. Per questo ho dato la mia disponibilità. Credo di essere un candidato autorevole. Non voglio fare il finto umile: ho visto i nomi che circolano e, se quelli sono, non vedo perché non ci possa essere anche il mio. Ho anche voluto dare un’accelerata. Spero che le segreterie regionali — sottolineo regionali — si riuniscano e decidano. Perché questa cosa che decide Roma, per un leghista, è un ossimoro. Non esiste”.
Che campagna elettorale sarà? Interna al centrodestra o rivolta all’esterno?
“Se sarà una campagna elettorale centrata sulla dialettica interna, è meglio lasciar perdere. Dobbiamo dire ai veneti che cosa vuole fare una coalizione di governo, non litigare tra noi. Se ci attacchiamo tra alleati è una campagna già morta. In quel caso, è giusto che vinca il centrosinistra. Se siamo compatti, possiamo fare una campagna all’attacco, con una proposta chiara per il Veneto. Se no, andiamo da soli. Lo dico da due anni: la mia proposta era il “tridente d’attacco”: lista Zaia con Zaia capolista, lista Lega con un leghista forte e identitario, lista degli amministratori con un sindaco importante, e poi un candidato o candidata forte alla presidenza. Invece continuiamo a parlare di alleanze, a prendere pugni da tutte le parti. Lo trovo svilente”.
Ha citato Zaia. Quale contributo può dare realisticamente? Fratelli d’Italia contesta l’idea della “lista Zaia” se non è candidato presidente.
“Io la lista Zaia l’ho immaginata all’interno del “tridente”, non in una coalizione di centrodestra. Io continuo a sperare che ci sia, ma capisco la logica degli alleati nel volerla fermare. Lo trovo inaccettabile, ma comprensibile. Se oggi rappresentassi un partito che vale tre volte la Lega, anch’io vorrei dettare le regole. Quando Fratelli d’Italia dice che vuole il presidente, è legittimo. Sarebbe strano il contrario. Ma anche noi abbiamo diritto di chiedere continuità: abbiamo un’esperienza amministrativa che nessun altro ha, un esercito di amministratori, un collegamento con i veneti unico. Tutto è rivedibile, ma questa è la mia visione”.
In ogni caso, serve una decisione rapida.
“Sì, stiamo perdendo tempo. Serve una quadra: che sia in coalizione o da soli, bisogna partire con la campagna elettorale, a partire da un nome. Faccio un esempio concreto. Io vivo nell’Alta Padovana. Per andare a Padova, nelle ore di punta, la SR 308 è una coda continua: ha una sola corsia e serve come collegamento tra sud Veneto e Pedemontana. Serve il raddoppio. I veneti vogliono sapere se porteremo le risorse per farlo, non se Marcato è simpatico a Salvini o se Zaia farà il maniscalco. Queste sono cose da gossip politico. La politica vera deve dare risposte concrete ai cittadini. Di questo dobbiamo parlare. Spero che le segreterie si riuniscano, che venga scelto un candidato, e che si parta. Questa situazione ha stancato tutti”.



