Soddisfazione dalle associazioni che rappresentano oltre l’80% del tessuto economico locale per il rifinanziamento della Zls Porto di Venezia-Rovigo, ma “serve una revisione”
“La recente approvazione unanime dell’emendamento al DDL di bilancio statale, che chiede 200 milioni di nuove risorse per il 2025 a sostegno della ZLS, in Commissione Sviluppo Economico della Conferenza delle Regioni, è l’ultimo di diversi passaggi cruciali per il futuro della Zona Logistica Semplificata (ZLS) Porto di Venezia – Rodigino“. Lo spiegano i presidenti di Confartigianato Imprese Città Metropolitana di Venezia, Siro Martin; Confartigianato Polesine, Marco Campion; Confcommercio Metropolitana di Venezia – Rovigo, Massimo Zanon; Cna Metropolitana di Venezia, Giancarlo Burigatto; Cna di Padova-Rovigo, Luca Montagnin, e Confesercenti Metropolitana di Venezia – Rovigo, Lorenzo Vallese.
“Dopo il Decreto Attuativo del credito d’imposta e l’adozione del DPCM di nomina del Comitato di indirizzo, che costituisce l’organo di governo della zona logistica, ora è fondamentale dare certezza alle imprese – hanno proseguito -. E i 200 milioni di rifinanziamento per il 2025 sono una delle risposte che ci attendiamo. Soprattutto alla luce del fatto che il 15 novembre scade in termine per realizzare gli investimenti da portare in agevolazione per quest’anno e il tempo è stato davvero poco”.
Soddisfazione, ma con qualche dubbio
L’iter procede, dunque, e c’è soddisfazione, ma anche perplessità su tempi e modi. Tempi ristrettissimi, incertezza e soglie di accesso eccessive (servono investimenti da 200 mila euro a 10 milioni) hanno di certo scoraggiato i piccoli imprenditori che volevano investire e che hanno la necessità, invece, di programmare le attività nel medio lungo periodo, soprattutto in un periodo in cui c’è una scarsa propensione agli investimenti.
Presidenti positivi, “serve però una revisione”
“Valutiamo positivamente strumenti e iniziative funzionali a dare slancio alla piattaforma logistica veneta –proseguono le associazioni di categoria -, le ricadute in termini di indotto possono essere interessanti come dimostra l’impiego di queste misure anche in altri territori, a vantaggio delle filiere produttive del nord est”.
“Serve però una revisione – hanno affermato Martin, Campion, Zanon, Burigatto, Montagnin e Vallese -. Partire dalle aziende che hanno già un tessuto di relazioni con mercati e contesti territoriali può rappresentare un volano e generare spinta anche per nuove iniziative. Serve tornare alle regole dello scorso anno ed eliminare l’importo minimo di investimento. Serve dare certezza e tempi adeguati. Dare solo due mesi di tempo, dal 12 dicembre 2024 al 30 gennaio 2025 per presentare all’Agenzia delle Entrate le spese già sostenute per le quali usufruire del credito di imposta, senza poi sapere a quanto ammonti l’importo (che sarà definito entro 10 giorni dalla scadenza della presentazione delle domande) ci sembra poco opportuno, soprattutto per un tessuto produttivo composto principalmente da piccole e medie imprese. Serve infine che al Comitato di Indirizzo, oltre ai Sindaci, vengano invitati i rappresentanti delle Organizzazioni datoriali del territorio”.
“Più tempo per i Comuni, serve una buona cabina di regia”
E hanno concluso: “Va dato il tempo anche ai Comuni di attrezzare le aree, di creare servizi, di fare marketing territoriale, di trovare nuove aziende, con la certezza però di conoscere i criteri e gli importi per l’ottenimento dei crediti d’imposta. Serve una buona cabina di regia che gestisca la governance e enti locali attivi nell’attirare nuove aziende con sportelli che snelliscano le pratiche”.



