Allarme della CGIA: “Un rapporto della UIF della Banca d’Italia, basato anche su dati della Direzione Nazionale Antimafia e dell’Autorità giudiziaria, rivela che oltre 8.500 imprese in Veneto potrebbero essere collegate alla mafia”
La mappatura delle imprese “a rischio” evidenzia come le province di Padova e Venezia siano i principali poli di questa problematica. Padova conta 2.355 imprese sospette, seguita da Venezia con 1.854. Più distanziate Verona (1.391), Treviso (1.295), Rovigo (370) e Belluno (74). Padova e Venezia, insieme, rappresentano quasi il 50% delle attività imprenditoriali a rischio in tutta la regione.

Le organizzazioni mafiose operano in una vasta gamma di settori illeciti, tra cui narcotraffico, traffico d’armi, gestione illecita dei rifiuti, appalti pubblici, gioco d’azzardo, usura e prostituzione. Tra queste attività, le estorsioni si confermano tra le più diffuse e remunerative, con le vittime spesso individuate tra gli imprenditori. In territori caratterizzati da un alto numero di denunce per estorsione, contraffazione, lavoro nero o reati ambientali, la presenza mafiosa risulta più radicata e capillare.
Negli ultimi dieci anni, in Veneto, le denunce per estorsione sono cresciute del 116,1%, un aumento quasi doppio rispetto alla media nazionale (+66,2%). Questo fenomeno si sta diffondendo sempre più attraverso modalità subdole e meno violente. Spesso le organizzazioni criminali cercano “complicità” con le vittime, proponendo accordi apparentemente vantaggiosi, come l’assunzione di personale o il ricorso a fatturazioni per operazioni inesistenti, che mascherano richieste estorsive.

Dal 2013 al 2023, le province venete hanno registrato aumenti significativi nelle denunce per estorsione:
- Belluno: +330%
- Vicenza: +248,8%
- Verona: +127,7%
- Treviso: +123,7%
- Venezia: +94,8%
- Rovigo: +92,9%
- Padova: +42,5%
In termini assoluti, nel 2023, Verona ha registrato il maggior numero di denunce (148), seguita da Vicenza (143), Padova (124) e Venezia (113).
Il Nordest ha visto nel 2023 un totale di 2.043 denunce per estorsione, un dato inferiore solo al Mezzogiorno (3.877). La crescita del fenomeno in questa regione segnala una necessità urgente di rafforzare le misure di prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata, che sempre più spesso si infiltra nel tessuto economico attraverso meccanismi complessi e invisibili.

La presenza di oltre 8.500 imprese venete “in odor di mafia” rappresenta un segnale di allarme per l’intera regione. È essenziale continuare a monitorare il fenomeno, potenziare la collaborazione tra istituzioni e imprese, e promuovere una cultura della legalità per arginare l’espansione delle organizzazioni criminali nel tessuto economico locale.



